Siedo, lo sguardo preoccupato. Il dottore mi guarda, mi scruta; osserva i miei occhi con una lampadina, mi dice di estrarre la lingua e dire forte “AAA”. Ticchetta le mie ginocchia con un martelletto, ascolta attento il mio respiro.
“E’ grave?” dico. Il dottore sospira, lo sguardo corrucciato.
“Uhm…come spiegarle. Si direbbe un rarissimo caso di Inoculatezzum Infantilis. “
“Oh”, sussulto stupita, “sembra una cosa seria. E mi dica dottore, in cosa consiste, specificamente? La mia vita è a rischio?”
“Dunque, direi di sì. Questo genere di morbo fa agire le persone di istinto, e con troppa sventatezza. Ad esempio, avrà notato nel suo vivere normale, che le sue scelte non sempre portano ad una logica conclusione. Anzi! Meno che mai. Si guardi qualche ora fa, mentre sceglieva contenta quel gelato – che scioccamente andava a buttare poco dopo, insoddisfatta dal gusto”.
“Ma dottore, come potevo saperlo? Non avevo mai provato quella gelateria prima. E poi lei come fa a conoscere questo episodio?”
“Classica risposta da soggetto affetto da Inoculatezzum . In realtà, se lei fosse sana, sarebbe stata capace di valutare in anticipo la qualità del gelato, ed avrebbe desistito nell’acquistarlo, evitando così un inutile spreco di denaro e di energie.”
“Mah, se lo dice lei. Però continuo a non capire, dottore. Perché il mio comportamento è sbagliato? Che cosa c’è di male nell’assaggiare una cosa, e se non ci piace, buttarla via?”
“Semplice, signorina. Il suo modo di fare è definito nonsensus. Si ricordi che un individuo perfettamente sano non incorre mai in simili ragionamenti. Essere sani vuol dire agire con calma, pensare alle conseguenze. In un certo senso, vuol dire essere adulti. Vede, è come se in lei ci fosse una piccola bambina capricciosa, che esce fuori a suo piacimento e inventa una giustificazione per tutto. Questo è sbagliato, direi proprio senza senso”.
“Ah. Capisco. E c’è un rimedio?”
“A tutto c’è rimedio, tranne che alla morte, non trova? Le prescrivo delle comunissime pasticche di Oculatezza. Vedrà che già dopo qualche applicazione starà meglio, ed eviterà di perdere un sacco di tempo. Non dovrà più assaggiare, provare, testare niente; tutto sarà attentamente selezionato dal suo cervello, che si manterrà sugli schemi che ha sempre avuto, senza cambiare una virgola.”
“E lei dice che così starò meglio, dottore? La cosa non mi convince.”
“Ma certo, certo! Lei è proprio un caso grave signorina. Non vede che a causa della sua malattia sta agendo sgarbatamente nei confronti di cose e persone? Chi le è vicino si innervosisce, la guarda con occhio deluso. Dia retta a me, un po’ di oculatezza al giorno e la sua vita cambierà. Niente più curiosità e spontaneità; diverrà finalmente una giovane ragionevole”
“Non che mi sia mai interessato, dottore. A me piaceva procedere per tentativi, e poi credo che sia molto divertente provare e riprovare. Ad ogni modo, non intendo rinunciare alla mia curiosità; men che mai alla mia fanciullezza. Stavo bene da bambina, sa? E poi, ce ne sono già tanti di grandi grigi al mondo, una di meno non farà certo la differenza”.
Ho le lacrime agli occhi e stringo i pugni. Sul volto del dottore si disegna un sorrisetto freddo, distaccato e soddifatto.
“Ma non vede”, dice lentamente ” che così reagendo non fa altro che darmi ragione e mostrare i segni della sua malattia? Suvvìa signorina si calmi, si sieda. Si asciughi quelle lacrime e prenda con se questa ricetta. Vedrà, quando la visiterò tra due settimane, sarà una persona completamente nuova, sarà una vera donna. Corra in farmacia adesso, la prima pasticca la prenda dopo mangiato. Arrivederci”.
Fuori ha cominciato a piovere. Di fronte a me le strisce pedonali si lasciano andare ad un leggero moto ondulato. Le guardo ballare e finalmente sorrido, poi mi avvio alla farmacia con riluttanza. Chissà se questa benedetta Oculatezza mi farà anche smettere di vedere le strisce che ballano. Peccato, a me piacevano.
