C’è il cielo di fronte, ma le bolle di sapone mi offuscano la vista.
Lo faccio sempre quando mi sento un pochino triste. Prendo il tubetto colorato che conservo nascosto dietro uno dei miei disegni, vado fuori e soffio nel piccolo cerchio. Ed eccola, la magia. In piccoli specchi sferici e instabili che riflettono il fiume, le foglie - e le nuvole.
Prima ho respirato un po’ di serenità. Un invito a cena, con la clausola che avrei dovuto cucinare io.
Al supermercato, indecisa sul da farsi, mi perdo in mezzo alla verdura; ne esco con tre peperoni -giallo, rosso, verde- poi prendo del buon formaggio, e il mascarpone per il tiramisù che stavolta sarà quello vero.
Chissà perché ho iniziato ad appassionarmi alla cucina.
Non ho mai sopportato il fatto di cimentarmi ai fornelli nonostante metà della mia famiglia faccia parte di questo mondo, eppure adesso è quasi un rito.
Le mie ricette sono le mie pozioni, e mi applico con passione, seppur raramente.
Di nuovo in due, con la pancia piena e i piedi al fresco nel fiume grigio.
E’ triste questo ponte, così alto e ferroso; triste specialmente con dietro i nembi oscuri, “questo paesaggio mi ricorda Manchester, anche se a Manchester non ci sono mai stata”, dico.
Mi chiedi se tornerò, a Settembre. “C’è Danielle che ti aspetta no?E poi la scuola, i disegni…”. Ma non posso risponderti, non ancora. Devo prima ritrovare la mia casa, capire quello che cerco.
Ancora, provi a chiedere. Guardo il mio cappottino rosso, sento freddo. Il vento tira forte e arriccia l’acqua sporca che scorre veloce. “Ma è proprio il 5 Luglio?”
“Si. Non mi hai risposto.”
C’è che vorrei poterla stabilire una strada, ma non ci arrivo. E’ un mio limite, o forse una mia salvezza, dipende dalle giornate. Potrei dirti che sì, sarò di nuovo qui in due mesi, ma mi chiuderei in una gabbia che non voglio pensare.
La bottiglietta di acqua e sapone è quasi vuota, e io non sono ancora sollevata. Qualcuno suona una fisarmonica, e le foglie degli alberi danzano a tempo.
Adoro il suono della fisarmonica nell’aria; mi ricorda un vecchio bar, l’odore del vino e un basco grigio, al tramonto.
Penso a casa, inevitabilmente. Alle cose costruite, seppur nella mia testa.
Non lascerò che mi scivoli tutto dalle mani, non stavolta.
Non cercherò di nascondermi, e non indietreggerò.
Vedremo, vedremo. Intanto, sorrido.