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Dì tutta la verità ma dilla obliqua -
Il successo sta in un Circuito
Troppo brillante per la nostra malferma Delizia
La superba sorpresa della Verità
Come un Fulmine ai Bambini chiarito
Con tenere spiegazioni
La Verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi -
                                                                    E.Dickinson

Senza titolo.

Alcuni silenzi non li capisco, ma li rispetto.

Here i am.

Avevo scritto un post prima di partire, anche piuttosto lungo, ma non so per quale assurdo motivo non si sia pubblicato.

Comunque, eccomi di nuovo in Italia.

Per ora tutto è stranissimo; ho quasi paura a farmi vedere in giro.

Ci vorrà un pochino a riabituarmi. Specialmente al caldo.

 

No, è che sono stata un pochino impegnata.

Oggi vorrei avere delle cuffie enormi per ascoltare Desired Constellation almeno venti volte di fila.

Scalini.

Questa scala l’ho guardata tanto a lungo da poterne ricordare ad occhi chiusi i graffi di ruggine.

Appena sveglia, prima di chiudere le tende alla giornata che finisce, durante i pomeriggi noiosi passati a rinchiudermi nel guscio senza che un filo d’aria potesse filtrarne.

Ci sono stampati i miei pensieri su quegli scalini, e nella vernice rossa che cambia tono a seconda del cielo. Il rametto attorcigliato al corrimano, mi sono sempre chiesta come dovesse figurare ricoperto di edera. Forse troppo verde, ma comunque bello.

Oggi c’è anche un gabbiano in equilibrio sul lampione in lontananza; si confonde con il grigio e diventa nuvola, se non fosse per le punte più scure delle ali. 

Ho creato dei mondi scorrendo con lo sguardo questa spirale - tanto è pregna di quello che avevo da immaginare che una volta lontana ne sentirò la mancanza. Sa di noi, di ricordi neppure nati ma già vivi.

 

Strano, no?Giusto quando avevo iniziato ad essere scettica riguardo le simmetrie.

Bitter sweetness.

E’ incredibile quanto possa essere autunno in questi giorni, qui in Olanda.

Oggi una tempesta mi ha travolta giusto giusto mentre ero a metà strada tra casa mia e il centro della città. In una di quelle stradine nascoste, la classica scorciatoia lontana da tetti e possibili ripari di emergenza.

E così, zuppa nel mio cappotino rosso, ho continuato a pedalare ad occhi chiusi controvento, mentre i goccioloni pesanti mi ricoprivano completamente.

Ma l’acqua non mi dà fastidio; e nemmeno le nuvole o il freddo. Solo, credo che sarà ancora più difficile tornare a casa.

Poco fa ho capito perché mia madre amasse tanto sistemarmi i capelli quando ero bambina.

Caithlyn mi ha chiesto di farle le trecce; momento di assoluta serenità in camera sua, con la luce fioca e il vento che fuori imperversava. Lei seduta sul letto, intenta a fingere (perché ancora non ne è capace) di leggere un libro su un papà che non sapeva cucinare le uova; io in piedi, dietro di lei, che le intrecciavo i capelli morbidissimi e lisci all’eccesso, con pazienza e dolcezza, senza pensare a nulla. 

 

Stamattina mi sono svegliata con un acuto senso d’odio nei miei confronti. Sarà perché ho sognato un’altra me stessa, perfetta e priva di tutte le cose che detesto in me. Nel sogno ovviamente c’ero anche io io, che vedevo la Mei perfetta essere accettata da tutti (miei genitori in primis) ed amata, e coccolata. Io Imperfetta seguivo tutto da un angolo buio con un desiderio impellente di correre verso la Mei Perfection e strozzarla con le mie mani. Non è strano che svegliandomi abbia sentito un disgustoso amaro in bocca.

Ancora se penso a quel sogno sento prudere le mani. E’ che effettivamente mi sono sempre sentita divisa a metà, ma in questo periodo più che mai. Sarà che vorrei avvicinarmi qualcuno, ma appena questo qualcuno è effettivamente vicino, io comincio a indietreggiare solo il mio misterioso cervello sa il perché. O che apro dei varchi e lancio dei segnali, ma poi decido che non è il caso, il perché va chiesto sempre al mio caro cervello. Rinnego le cose che voglio di più e tutto ciò è altamente frustrante. Non so che darei per essere Integra; non d’accordo con qualcuno, semplicemente con Me stessa.

Forse verrà tutto quando inizierò ad avere una stabilità nella vita, non lo so. Vorrei solo pensare con una testa, non con due.

Ehe.

(ho messo questo video solo per la musica, perche’ l’ho ascoltata almeno 10 volte di seguito)

Oggi sono felice (giuro!)

C’ e’ una specie di futuro che inizia a delinearsi e tutto cio’ mi rasserena.

Giusto stamattina pensavo a che ne avrei fatto di questo blog, una volta tornata in Italia.

Se ne avrei cambiato il titolo o se lo avrei semplicemente chiuso.

Adesso so quasi per certo che potra’ rimanere cosi’ com’e', perche’ il mio tempo qui non e’ finito.

Pioggia e ranocchie.

Il vento ulula forte là fuori, e una ranocchia trova rifugio sotto il mio letto.

Non cerco di fermarla, o di prenderla; solo, la osservo a testa ingiù mentre spaurita si nasconde nel buio del tappeto.

E’ umida di pesanti goccioloni, non mi guarda. Sta lì bloccata dai miei occhi che la fissano, immobile. 

“Le ranocchie sono i miei animali preferiti, dopo i gatti naturalmente” le dico. Ma sembra non sentire. Da verde che è, diventa quasi nera per la paura.

“Pensa che quando ero piccola avevo in mente un progetto per salvare le ranocchie e i rospi che uscivano nella strada nelle giornate umide e piovose”, vorrei raccontarle-e anche del disegno che avevo fatto a riguardo, ma mi sento un nemico. Mi tiro su, un po’ triste.

Peccato, mi sarebbe piaciuto fare due chiacchiere.

Sull’erba fresca, e la terra fradicia e odorosa. Sulle foglie che si cullano nel lago qui davanti.

Ma capisco di non essere il giusto interlocutore.

Voglio lasciarla andare; mi faccio più silenziosa possibile, sparisco dentro la coperta e aspetto di vedere la mia piccola ospite saltellare con le sue zampette felpate sul pavimento.

Dopo poco tempo, eccola spuntare.

La testolina che si muove furtiva ora a destra, ora a sinistra, in guardia dai pericoli. Uno, due, tre salti. Poi di nuovo, si volta e scruta: accenno un sorriso, come ultimo saluto.

Ma lei scappa veloce, nel freddo di questo strano Luglio.

Bolle di sapone.

 

C’è il cielo di fronte, ma le bolle di sapone mi offuscano la vista. 

Lo faccio sempre quando mi sento un pochino triste. Prendo il tubetto colorato che conservo nascosto dietro uno dei miei disegni, vado fuori e soffio nel piccolo cerchio. Ed eccola, la magia. In piccoli specchi sferici e instabili che riflettono il fiume, le foglie - e le nuvole.

 

 

Prima ho respirato un po’ di serenità. Un invito a cena, con la clausola che avrei dovuto cucinare io.

Al supermercato, indecisa sul da farsi, mi perdo in mezzo alla verdura; ne esco con tre peperoni -giallo, rosso, verde- poi prendo del buon formaggio, e il mascarpone per il tiramisù che stavolta sarà quello vero.

Chissà perché ho iniziato ad appassionarmi alla cucina. 

Non ho mai sopportato il fatto di cimentarmi ai fornelli nonostante metà della mia famiglia faccia parte di questo mondo,  eppure adesso è quasi un rito. 

Le mie ricette sono le mie pozioni, e mi applico con passione, seppur raramente.

 

 

Di nuovo in due, con la pancia piena e i piedi al fresco nel fiume grigio. 

E’ triste questo ponte, così alto e ferroso;  triste specialmente con dietro i nembi oscuri, “questo paesaggio mi ricorda Manchester, anche se a Manchester non ci sono mai stata”, dico. 

Mi chiedi se tornerò, a Settembre. “C’è Danielle che ti aspetta no?E poi la scuola, i disegni…”. Ma non posso risponderti, non ancora. Devo prima ritrovare la mia casa, capire quello che cerco. 

Ancora, provi a chiedere. Guardo il mio cappottino rosso, sento freddo. Il vento tira forte e arriccia l’acqua sporca che scorre veloce. “Ma è proprio il 5 Luglio?”

“Si. Non mi hai risposto.”

C’è che vorrei poterla stabilire una strada, ma non ci arrivo. E’ un mio limite, o forse una mia salvezza, dipende dalle giornate. Potrei dirti che sì, sarò di nuovo qui in due mesi, ma mi chiuderei in una gabbia che non voglio pensare.

 

La bottiglietta di acqua e sapone è quasi vuota, e io non sono ancora sollevata. Qualcuno suona una fisarmonica, e le foglie degli alberi danzano a tempo. 

Adoro il suono della fisarmonica nell’aria; mi ricorda un vecchio bar, l’odore del vino e un basco grigio, al tramonto.

Penso a casa, inevitabilmente. Alle cose costruite, seppur nella mia testa.

Non lascerò che mi scivoli tutto dalle mani, non stavolta.

Non cercherò di nascondermi, e non indietreggerò.

Vedremo, vedremo. Intanto, sorrido.

Oggi no.

Preferisco non scrivere, piuttosto che scrivere qualcosa di cui non sono convinta.

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