Qui è il putiferio. Aspetto che le acque si calmino, ma solo perché qualcuno me l’ha ordinato. In ogni caso, aspetto. Aspetto sempre: che si faccia giorno, che l’inverno finisca, che l’acqua del tè raggiunga la giusta temperatura; aspetto che lui torni. Viene sempre senza avvisare; e come potrebbe, anche se volesse? La porta della piccola nave cigola, sento il rumore dei suoi stivali bagnati sul pavimento di legno. Mi tiene rinchiusa quaggiù; dice che la luce mi farebbe male, dice di volermi bene. Il tempo che trascorre insieme a me sembra passare sempre così velocemente; un attimo in confronto alle eternità in cui mi ritrovo sola, ad attendere. Lui dice che è perché non dovrei aspettare; che dovrei vivere, e fare tutto quello che ho sempre fatto prima che lui arrivasse, un giorno d’autunno, ma io non ci riesco. Piove sempre, di sopra. I goccioloni di pioggia mi svegliano, al mattino – ho una finestra, proprio sulla branda, e il cielo è grigio.

mbah.
qualcosa di incompleto; parte di una cosa altrettanto incompleta. boh.
mi piace. peraltro mi fa pensare alla barca di Momo.
esatto.
direi cose delle quali potrei pentirmi in questo momento, quindi taccio.
(ho scremato l’entusiasmo del commento: sbagliando si impara).