Quattro rintocchi.
Per scendere in fondo al mio pozzo ho dovuto calarmi sott’acqua. Il bello di un fondale è che non importa quanta confusione c’è in superficie; laggiù il silenzio regna, indisturbato, protetto da una coltre pesante che attutisce e dirada qualsiasi rumore.
Non ho molto da dire; ma in particolar modo, ho ben poco da condividere. Ciò che dentro è annodato sembra, per il momento, voler restare tale, adagiato e silente nel mio corpo come un placido grumo di intestini. Dovrei scendere ancora più a fondo per poter smuovere qualcosa, rimanere lontana per un periodo più lungo di quello che i miei polmoni consumati dal fumo mi hanno permesso di trascorrere sott’acqua. Ci sono fili da tirare, rami da tagliare, stanze da riordinare, erbacce da sistemare. Per questo ci vuole tempo. Prendere in mano una città abbandonata e curarsene, da soli, richiede molta energia.
Il mio corpo fatica addirittura a muoversi. Ad alzarsi, camminare, ma anche solo a girarsi nel sonno. Spesso, al risveglio, mi ritrovo indolenzita e con gli arti formicolanti, come se durante la notte non avessi mai cambiato posizione. Perciò mi dico, non è questo il momento per una ricostruzione; ad oggi aspetto immobile sulla cima di una collina, e guardo e scruto la mia città dall’alto. Ho ancora molti angoli da esplorare, prima di cominciare ad agire.

se ti serve una ruspa fischia.
al momento no, grazie. comunque non appena ne avrò bisogno ti farò sapere.
E’ in parte anche la mia attuale condizione, mi piace molto come l’hai descritta.
grazie
la mia citta’ ideale e’ atlantide. Perche’ e’ gia’ nelle profondita’ abissali.
Devo solo allenare i polmoni e poi mi ci trasferisco !
già…atlantide. ne ero molto affascinata, da bambina.
Io il contrario.
Ho iniziato ad apprezzarla dopo, quando ho iniziato a cercare solitudine
beh; io da bambina ero molto solitaria, infatti.
tutto torna
prima o poi sì.