Ho sempre pensato che un giorno mia madre, mio fratello ed io saremmo rimasti soli. Qualcosa ci chiudeva nella nostra intima complicità, allontanando il resto, per quanto vicino. L’idea di noi tre, insieme, non mi sembrava innaturale e non mi turbava. In un certo senso era come immaginarsi un corpo menomato, sì, eppure completamente funzionante.
Odio mio padre. Perché io e lui siamo uguali, stessa foga, stessa ansia, stessa rabbia. Le sue mani smangiucchiate sono i miei talloni devastati. La sua barba tormentata, i miei capelli strappati. E amo mio padre in maniera morbosa e convulsa, tanto da sentire le viscere stringersi al solo pensiero.
Mi piace affacciarmi alla finestra mentre gli altri mangiano. Dalle case vicine escono allegre le voci riunite intorno alle tavole, e il sole si specchia debole sui vetri del palazzo accanto. Questa è una delle poche volte in cui, assaggiando le mie lacrime, sento che non hanno nessun sapore.

Sapessi quanto sono comuni questi sentimenti!
Ma è successo qualcosa?