Questo è ciò che vedo dalla mia finestra: una strada, un marciapiede nero, l’erba verde che delimita l’area del parco. Alberi di fronte e cassonetti blu sulla sinistra. Camera mia si trova al primo piano; ogni mattina mi sveglia il camion della spazzatura, alle 5:45. Fuori è buio pesto, non si vede niente e nessuno, ma resto dietro al vetro a guardare. Lo faccio anche di sera.
Non indosso mai i pantaloni e porto i capelli corti. Alle 6:30 prendo l’autobus che mi porta al lavoro. C’è odore di tappezzeria polverosa e i posti sono quasi tutti vuoti. Alcuni ragazzini dormono con la musica alle orecchie. Io resto vigile, a scrutare la campagna che si illumina, metro dopo metro. Dovrei essere già stanca di vedere sempre il solito percorso, ma non ne sono annoiata. Man mano che ci avviciniamo alla città le strade si allargano e il traffico aumenta. Case, palazzi, tir e insegne luminose. Le stazioni bianche immacolate della metropolitana. Sudore e scale. Un altro giorno che comincia.
Poi di nuovo sera. Talvolta scendo qualche fermata prima per passeggiare un po’. Costeggio il parco dove non va mai nessuno. I lampioni sbiaditi. Poco lontano le luci delle villette a schiera, animate dalla cena. Arrivo al mio indirizzo ed entro. La sera è senza dubbio il momento che preferisco. Poso le chiavi sul mobile d’ingresso, mi tolgo la giacca e guardo fuori. Una donna con il bastone. Un’automobile rossa, ne esce un bambino con due grosse scatole del take-away tra le braccia. Entra in casa trotterellando, mentre il padre posteggia accanto ai cassonetti.
Quello che ho da fare: una doccia, la cena. Poi un libro, come sempre. Nella mia piccola routine sono infinitamente serena.
Grazie a.

ma quanto le tengono alte queste televisioni?
no, è che i muri sono fini.
in effetti ho sbagliato a scrivere. volevo dire che passando sentivo il vociare delle televisioni dentro le case. lo cancello.
a me piaceva l’impressione del tg5 ce ripete sempre le stesse notizie, ed il tizio che ha acceso la televisione al piano di sopra che si cambia le mutande.
per me c’era pure un giardinetto a prato inglese davanti alla casa. non molto curato, comunque verde.
il tizio che si cambia le mutande non ha figli e sua moglie è in viaggio di lavoro all’estero – una conferenza di ginecologia. ha dormito in albergo con un collega che ci prova spudoratamente. e ci riesce pure.
in quel posto non c’è nessun tg5, ma qualcosa di analogo di sicuro. un giardinetto c’è, in effetti. sicuro che abbia una moglie? io non l’ho mai vista.
è all’estero, te l’ho detto.
conferenze su conferenze. è una brava ginecologa, lei.
ah.
e lui lavora alle poste. lo vedo quando vado a pagare le bollette.
ma nella foto qui accanto perché biòrc è montata al contrario?
e perché ha delle pinne al posto dei piedi?
wahahaha non me lo chiedere
hanno fatto un errore i grafici. oppure l’hanno fatto volutamente, non so.
Io invece apro il portone e la signora delle pulizie sbuffa perchè a terra è bagnato. Entro in ascensore, arrivo davanti a casa mia e sento il vicino litigare con sua madre mentre quel suo volpino di merda abbaia istigandoli alla lotta. Poi entro, butto le chiavi e la giacca sul letto e sento quello del piano di sotto che si esercita col suo basso suonato male.
Amo i miei vicini.
mi sono immersa piacevolmente nella tua routine. peccato, il post mi è sembrato troppo breve, troppo “accennato”, vedo molti spunti da sviluppare. immagino facilmente un post sul momento della passeggiata per “il parco dove non va mai nessuno”.
amo anch’io queste piccole cose quotidiane, che danno sicurezza e un po’ di comodità e conforto.
è un motivo per cui amo tantissimo (in modo ingenuo, non da cineasta intenditrice) un regista cinese, wong kar-way, per come sa sottolineare questi piccoli gesti.
mh mh
il post è volutamente accenato. in realtà è un “ricordo” di ciò che deve ancora essere…cerco di spiegarti.
ascoltando la musica di sakamoto, mi vengono in mente le immagini di quella che sarà la mia vita in giappone (se mai riuscirò a coronare questo mio sogno). allora mi si proiettano in testa mille situazioni sparse, tra le quali ho voluto descrivere brevemente questa. se vuoi, c’è un link al brano a cui mi riferisco sulla “a” dopo il grazie finale.
sono stata disattenta (o semplicemente poco perspicace…), potevo capirlo dai tags categorie o come si chiamano accidenti a loro. sto ascoltando il piano, bello spunto. il giappone, che progetto, punti in alto!
no, non dipende da te…se uno non lo sa è difficile capirlo, credo. mi fa piacere che il pezzo di sakamoto sia di tuo gradimento
punto in alto, dici? è una vita che progetto questa cosa. ora studio giapponese, spero di andare là al più presto.
oddio era bellissimo
mi ha ricordato tante cose, alcune che ho già visto, altre che ho vissuto. altre che ho solo sognato.
e mi ricorda un libro che leggevo da piccolo, di quelli per bambini con le pagine spesse in cartoncino
parlava di una famiglia di gatti ma mi faceva sentire sempre a casa
aveva quell’atmosfera sospesa
di una cosa che sai che è vera e sai che ne fai parte, anche se non la vivi
e la musica è perfetta
non ci vedo nulla di giapponese però, forse perchè la mia calma è troppo lontana da quel posto
ci vedo però ancora molta firenze, non so perchè
ma una firenze molto, molto più umana, non quella cattiva che sento ogni volta
io ho sempre visto il giappone come un posto di estrema calma. non ti parlo ovviamente delle grandi metropoli, ma dei piccoli centri. se fai caso, dal momento in cui il personaggio del brano arriva in città si passa direttamente al ritorno verso il piccolo sobborgo in cui abita, ed è un passaggio voluto.
nel senso, questo è il mio giappone, quello che vorrei. è un ricordo confuso, ma credo che lo vorrei proprio così.
è merito dei massaggi.
mmmmmm.
[...] il punto di partenza di queste idiozie è stato un post di Meeei, ma poi scrivendo ho seguito una tangente di derivata narcisistica, di cui ancora non ho trovato la [...]