Qualcuno che apre una porta, al piano di sopra. Tende bianche. La tv manda canzoncine per bambini, accompagnate da scenette animate. Domenica mattina, le sette e un quarto. Da molto tempo oramai non riesco a dormire di più. Qualche minuto dopo le sette apro gli occhi, completamente riposata. Guardo il soffitto per un po’, poi mi alzo e inizio a prepararmi. Acqua bollente, estate e inverno.
Qui non c’è quasi nessuno. Oltre la strada asfaltata, dopo le ultime case del piccolo sobborgo, le rotaie. La domenica passeggio lì accanto, a lungo, con la musica alle orecchie. Ogni trenta minuti, dieci secondi di fragore del treno che passa. Mi fermo a guardare.
Una volta non sapevo come parlare. Mi arrabbiavo, forse solo per il gusto di farlo. Non ammettevo di non riuscire ad arrivare dove volevo giungere.
Ora sono sola, non ho niente da dire o da spiegare. Questa quiete perenne mi fa sentire bene.

A me la quiete spaventa molto, forse mi ricorda troppo la morte… o forse mi piace davvero arrabbiarmi.
un saluto : )
forse a me non spaventa per quello. non so, il fatto di avere queste immagini in mente sta diventando quasi indispensabile, mi calma da qualsiasi ansia. che poi sia quello che veramente voglio nel futuro, o un posto mio dove poter essere sola e stare bene fa poca differenza. il risultato è lo stesso.
a me piace infinitamente arrabbiarmi, ma sto cercando di smettere
allora è vero, che sei nippofila.
la capisco, questa cosa della quiete, ma, purtroppo, sul medio periodo non è una soluzione.
questo non significa che io l’abbia trovata, la soluzione, ma volevo passare a salutare.
ciao.
no, non è una soluzione. ma soluzione è una parola strana. soluzioone. mmm. non quello che cerco.
grazie per essere passato
in effetti messa così, con due o, risulta inquietante. inquieetaante!
pensala con tutte le vocali raddoppiate
sooluuziioonee
paura.