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Archive for aprile 2008

 

 

E’ passato un po’ dall’ultima volta. Ma tra una cosa e l’altra…si sa dai.

Sono a Londra. Stanchissima, e con un mix di emozioni dentro piuttosto strano. Perche’ c’e’ la felicita’ dovuta alla visione di uno dei piu’ bei concerti di Bjork a cui io abbia mai partecipato, Live @ Hammersmith Apollo a Londra, primissima fila con un palco cosi’ basso che mi ha fatto rendere conto quanto effettivamente lei sia nanifera.

E c’e’ l’euforia dovuta alla sua immensa gioia, e all’allegria che ha dimostrato nei confronti del pubblico.

La soddisfazione di aver sentito per la prima volta dal vivo Triumph of a heart.

L’emozione di aver rincontrato tutti i miei amici, di aver passato con loro un buonissimo tempo, e, ovviamente, di essere stata qualche giorni in questa meravigliosa citta’ che per me avra’ sempre un valore speciale.

Ma c’e’ anche la rabbia e la frustrazione di aver subito un maledettissimo furto in uno Starbucks di Camden Town.

Che manco a dirlo, Starbucks e’ uno dei posti in cui preferisco andare. Che in pratica esco di casa il secondo giorno che sono qui e decido di prendere la borsina nuova, quella a forma di orsacchiotto. 

Che mi siedo con la mia dolcissima amica Marta, e le parole iniziano a intrecciarsi, e a volare lontano tra racconti di vita vissuta e desideri futuri. E si sta bene, il cappuccino e’ buono, e il muffin alla cannella pure.

Che poi alzo la mia borsina nuova, appena sfoggiata, e la sento leggera. Guardo dentro e vedo solo il contenitore delle lenti a contatto. Guardo di nuovo, forse mi sbaglio, ma ancora vedo solo il contenitore delle lenti a contatto. Mi evito di raccontare il seguito.

Comunque, non mi lamento. Ho perso dei soldi, ho perso dei documenti, ma peggio ancora ho perso delle bellissime fotografie, l’ultima delle quali scattata ad una ragazza che faceva delle bellissime bolle di sapone gigantesche, proprio un attimo prima di andare in quel famoso Starbucks.

Domani tornero’ in Italia, tutto si sistemera’, e un giorno potro’ anche ridere di quello che mi e’ successo. Per ora cerco solo di pensare al bellissimo concerto al quale ho avuto la fortuna di assistere, e alla felicita’ che ho provato grazie ai miei amici…

E in Olanda? Beh tutto scorre benissimo. Pace, tranquillita’ e aria pulita. 

A presto, chissa’.

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E’ quasi trascorso, me ne sono resa conto stamani controllando il calendario. Questa e’ la mia quarta settimana qui: le cose iniziano a diventare familiari, comincio a delineare le mie abitudini, mi sento piu’ a casa.

Quello che e’ appena trascorso e’ stato un weekend bellissimo!Due giorni divisi tra Amsterdam, Haarlem e Leiden, tre posti a dir poco meravigliosi con degli amici unici, che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio cammino qui. Mi sono ubriacata tanto da non capire niente, e cadere due volte dalla bici con Anna…mi sono divertita tantissimo, spero che serate simili si ripetano spesso!

Scappo…a presto  foto (lo dico tutte le volte e non mantengo mai, ma prima o poi lo faro’)

Per il mio Sijira: mancano 10 giorni a Londra!Yu-Hu!Ti vibro assai…

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Ieri ho visto la primavera.

Se ne stava sdraiata su un tetto marroncino, e sopra aveva l’azzurro. L’orologio segnava le 19:22, ma i  pettirossi continuavano imperterriti a gioire della luce.
Eccola, mi sono detta. Nel rosso del cielo che si inscurisce, la stavi aspettando ed e’ arrivata.  Certo, ha un profumo diverso qui; non sa di foglie e linfa, di bosco in rinascita. Ricorda l’erba e l’acqua e i fiori. E’ comunque un buon odore no?

Tra una nuvola e l’altra sono andata al parco. E’ malinconico starsene soli su un altalena cigolante, porta il pensiero al passato e fa salire la nostalgia. Che pero’ e’ quella dolce dell’infanzia, quella che sorride. E all’improvviso vedo questi due bambini, sui 4 anni, giocare con una grossa calcolatrice abbandonata.

Mi stupisco del fatto che riesca a comprendere tutto quello che dicono. Imparo in fretta, evidentemente.

Stanno litigando su chi sia il piu’ grande e chi il piu’ piccolo. Uno porta alto il suo onore dicendo che la madre lo fa andare a letto alle 20:30, l’altro controbatte raccontando che il Mercoledi’ mattina puo’ dormire fino alle 11:30. E mi trovo ad ascoltarli  imbambolata, ripensando a quando io facevo questo genere di sfide.

Avevo un’amica piu’ alta di me, che si divertiva a dirmi quanto fosse grande, nonostante fossimo nate nello stesso anno. Io ero piccina piccio’, per lei era un gioco beffarmi. E ricordo che a causa dui questo gioco, per un lungo periodo nella mia testa altezza ed eta’ sono state due cose direttamente proporzionali.

Sono tornata a casa solo quando il sole ha abbandonato completamente il cielo, e l’unico colore da guardare era un azzurro terso. Niente piu’ rosso, o rosa, o arancio. L’ ora di andare.

E dopo cena mi ritrovo a sbucciare una mela con uno di quei coltellini minuscoli, lama corta e punta arrotondata. Immediatamente ripenso a mio nonno, che si ostinava ad usarli per fare di tutto nonostante le lamentele di mia nonna. Questi coltellini hanno proprio il Suo sapore, cavoli. Li associo direttamente alle sue mani vecchie e morbide, poi al suo sorriso, ai suoi occhi, alla sua inconfondibile voce, ed eccolo di nuovo qui con me.

E’ un pomeriggio dopo scuola, e mi prepara una mela. Alla televisione c’e’ Solletico, lo guardo distrattamente mentre scozzo le carte da gioco. Nonno mi siede di fronte, e nonna sta pulendo la camera da letto. Lo so perche’ sento il profumo delle loro lenzuola. C’e’ la finestra aperta e sento gli uccellini cantare. Il sole sta cominciando ad andarsene, cola come miele caldo nella parete della chiesa di fronte.

Il nonno sistema la mela a fettine sottili nel piattino, quello mio personale con la rigatura rosa. So gia’ che mi porgera’ del pane; ha sempre amato il pane, lui, con qualsiasi cosa. Per me e’ diventato una passione solo adesso, ma al tempo non ne volevo nemmeno sentir parlare.

E poi penso che il tempo corre veloce, e mi vedo in questo posto lontano, su un tavolo non mio, con un panorama al quale ancora non posso dare confidenza. E non sono triste, ma profondamente malinconica.

Credo che tutti avremmo voluto rimanere quello che eravamo.

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