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Archive for luglio 2008

Staticità.

Quello che mi sorprende di più del mio paese, è che non cambia mai.

Oggi passeggiavo per una stradina e pensavo che avrei potuto passeggiare lì dieci anni fa, o sei, o lo scorso anno e non ci sarebbe stato niente di diverso se non i fiori ai balconi.

Anche se ci passeggiassi tra uno, due, dieci anni sarebbe sempre la stessa cosa.

Che è un pensiero confortevole, ma anche limitante. Sa di casa.

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Ritornare.

Sono sempre malinconica al ritorno dalle vacanze; questa volta lo sono particolarmente dato il mix di emozioni e felicità che ho provato. Giorni caldissimi, limpidi, e poi Roma, Verona, gli amici, Bjork.

Non scrivo recensioni o simili perché non ne sono capace,  sarei troppo influenzata dalle mie impressioni personali. Non risulterei mai obiettiva; forse solo fanatica e scema.

Posso solo dire che sono stati due concerti meravigliosi e unici, Roma in particolare nonostante le piccole incertezze vocali dell’inizio.

Non dimenticherò mai il rave più rave del solito sotto il palco!

Adesso si torna, purtroppo, alla normalità.

Che mi fa paura, specialmente se guardo avanti, ma che doveva arrivare prima o poi.

Ciò che mi rende infinitamente triste è il fatto che questi due concerti abbiano segnato la fine di un “tempo”, di un periodo che abbiamo condiviso tutti insieme, che ci ha reso felici, ci ha fatti conoscere, ci ha portati lontano. Speriamo di rivederci, tutti e prestissimo.

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Via.

 

Appena arrivata, ma già prontissima a ripartire.

Domani vado. Per una settimana, tra Roma e Verona.

Per Bjork sì; ma anche per trascorrere una bellissima vacanza insieme ai miei amici più grandi. Inutile a dirsi, sono emozionatissima come ogni volta. Che bellezza!

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Dì tutta la verità ma dilla obliqua
Il successo sta in un Circuito
Troppo brillante per la nostra malferma Delizia
La superba sorpresa della Verità
Come un Fulmine ai Bambini chiarito
Con tenere spiegazioni
La Verità deve abbagliare gradualmente
O tutti sarebbero ciechi –
                                                                    E.Dickinson

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Senza titolo.

Alcuni silenzi non li capisco, ma li rispetto.

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Avevo scritto un post prima di partire, anche piuttosto lungo, ma non so per quale assurdo motivo non si sia pubblicato.

Comunque, eccomi di nuovo in Italia.

Per ora tutto è stranissimo; ho quasi paura a farmi vedere in giro.

Ci vorrà un pochino a riabituarmi. Specialmente al caldo.

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No, è che sono stata un pochino impegnata.

Oggi vorrei avere delle cuffie enormi per ascoltare Desired Constellation almeno venti volte di fila.

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Questa scala l’ho guardata tanto a lungo da poterne ricordare ad occhi chiusi i graffi di ruggine.

Appena sveglia, prima di chiudere le tende alla giornata che finisce, durante i pomeriggi noiosi passati a rinchiudermi nel guscio senza che un filo d’aria potesse filtrarne.

Ci sono stampati i miei pensieri su quegli scalini, e nella vernice rossa che cambia tono a seconda del cielo. Il rametto attorcigliato al corrimano, mi sono sempre chiesta come dovesse figurare ricoperto di edera. Forse troppo verde, ma comunque bello.

Oggi c’è anche un gabbiano in equilibrio sul lampione in lontananza; si confonde con il grigio e diventa nuvola, se non fosse per le punte più scure delle ali. 

Ho creato dei mondi scorrendo con lo sguardo questa spirale – tanto è pregna di quello che avevo da immaginare che una volta lontana ne sentirò la mancanza. Sa di noi, di ricordi neppure nati ma già vivi.

 

Strano, no?Giusto quando avevo iniziato ad essere scettica riguardo le simmetrie.

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E’ incredibile quanto possa essere autunno in questi giorni, qui in Olanda.

Oggi una tempesta mi ha travolta giusto giusto mentre ero a metà strada tra casa mia e il centro della città. In una di quelle stradine nascoste, la classica scorciatoia lontana da tetti e possibili ripari di emergenza.

E così, zuppa nel mio cappotino rosso, ho continuato a pedalare ad occhi chiusi controvento, mentre i goccioloni pesanti mi ricoprivano completamente.

Ma l’acqua non mi dà fastidio; e nemmeno le nuvole o il freddo. Solo, credo che sarà ancora più difficile tornare a casa.

Poco fa ho capito perché mia madre amasse tanto sistemarmi i capelli quando ero bambina.

Caithlyn mi ha chiesto di farle le trecce; momento di assoluta serenità in camera sua, con la luce fioca e il vento che fuori imperversava. Lei seduta sul letto, intenta a fingere (perché ancora non ne è capace) di leggere un libro su un papà che non sapeva cucinare le uova; io in piedi, dietro di lei, che le intrecciavo i capelli morbidissimi e lisci all’eccesso, con pazienza e dolcezza, senza pensare a nulla. 

 

Stamattina mi sono svegliata con un acuto senso d’odio nei miei confronti. Sarà perché ho sognato un’altra me stessa, perfetta e priva di tutte le cose che detesto in me. Nel sogno ovviamente c’ero anche io io, che vedevo la Mei perfetta essere accettata da tutti (miei genitori in primis) ed amata, e coccolata. Io Imperfetta seguivo tutto da un angolo buio con un desiderio impellente di correre verso la Mei Perfection e strozzarla con le mie mani. Non è strano che svegliandomi abbia sentito un disgustoso amaro in bocca.

Ancora se penso a quel sogno sento prudere le mani. E’ che effettivamente mi sono sempre sentita divisa a metà, ma in questo periodo più che mai. Sarà che vorrei avvicinarmi qualcuno, ma appena questo qualcuno è effettivamente vicino, io comincio a indietreggiare solo il mio misterioso cervello sa il perché. O che apro dei varchi e lancio dei segnali, ma poi decido che non è il caso, il perché va chiesto sempre al mio caro cervello. Rinnego le cose che voglio di più e tutto ciò è altamente frustrante. Non so che darei per essere Integra; non d’accordo con qualcuno, semplicemente con Me stessa.

Forse verrà tutto quando inizierò ad avere una stabilità nella vita, non lo so. Vorrei solo pensare con una testa, non con due.

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(ho messo questo video solo per la musica, perche’ l’ho ascoltata almeno 10 volte di seguito)

Oggi sono felice (giuro!)

C’ e’ una specie di futuro che inizia a delinearsi e tutto cio’ mi rasserena.

Giusto stamattina pensavo a che ne avrei fatto di questo blog, una volta tornata in Italia.

Se ne avrei cambiato il titolo o se lo avrei semplicemente chiuso.

Adesso so quasi per certo che potra’ rimanere cosi’ com’e’, perche’ il mio tempo qui non e’ finito.

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