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Archive for settembre 2008

Uva, e poi stanchezza.

Insomma, ecco.

E’ una serata un po’ così, assopita nella stanchezza che arriva dopo una giornata a vendemmiare.

Tant’è che faccio i capricci come una bambina e annoio chiunque mi capiti sottomano. Meglio dormire, và.

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Komponent.

Scrivo di fretta, tra i piatti che aspettano di essere lavati e la testa che vuole affondare dentro le pagine di un Libro. Mi andava di farlo, rispondo all’impulso.

Stamani profumava tutto di autunno. L’aria, la luce, il mio maglione blu.

Ho raggiunto la porta di casa a passi lenti, inspirando l’odore dei caminetti, delle foglie che iniziano a lasciarsi andare verso l’asfalto e della terra umida che quasi sembra di sentire tra le mani.

Ha già qualche macchia marrone la montagna, ho notato prima di svoltare l’angolo.

L’autunno, chissà perché, è la stagione che più mi riporta alla mente la mia infanzia.

Basta scorgerne il malinconico, docile tocco per tornare a giocare a carte in cucina dalla nonna, molti molti anni fa. Sarà per questo che oggi, rimasta sola, ho sentito il bisogno di cercare me stessa tra le ante dell’armadio in camera dei miei genitori, dove mia madre lascia silenziosi a impolverarsi i ricordi di quella che ero. Foto, oggetti, ma anche vestitini.

Quante cose cambiano, e quante dovranno ancora cambiare; quante espressioni, quanti tagli di capelli diversi, quanti pensieri.

Non lo leggo in quegli occhi brillanti ciò che sarebbe successo nel mio futuro; e se non lo avessi sperimentato sulla mia pelle, tante cose non avrei nemmeno creduto che avrei davvero avuto la fortuna di provarle. E invece.

Il cielo comincia ad abbuiarsi fuori – lo vedo dalla luce bianca che penetra dalle tende.

E’ un tè quello che ci vuole oggi; scuro, offuscato da una nuvola di latte.

Bollente e odoroso, a tenermi caldo il cuore e lasciarmi galleggiare i pensieri.

Poi qualche pagina scritta. E tutto va a meraviglia.

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Da “Le perle di Alice”.

Gli uomini sono tutti Dolorifici.

 

(rivelatomi spontaneamente da una bambina di 5 anni).

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Nous.

E’ un brillìo di occhi azzurri quello che mi segue, e uno sguardo silente. Mani piccole che stringono rametti terrosi, e poi l’erba e i moscerini. Risa, cielo blu.

Dita allegre che aggrappano la mia gonna, di qua, e sono una principessa in mezzo alle principesse; ecco il castello – lo vedi? – e il principe, e la fatina tutta verde che aveva verde anche la pelle.

Certo che starei sempre con voi, se potessi; balleremmo ogni sera prima di andare a dormire – io voi e la mamma – che per me è una maestra, una sorella, un’amica. Vi racconterei le favole capricciose e impertinenti dei maghi ladruncoli e delle streghe intimorite dai piccioni. Lascerei le fusa della vostra gatta a cullarmi verso i sogni e la vostra luce a forma di stella a scacciarmi via gli incubi.

E’ che quando mi correte incontro, stanche dopo una giornata di scuola, vorrei potermi chiudere nell’attimo in cui ci abbracciamo e rimanerci. Noi, si.

Lo prometto; ci sarò più spesso. La mia trottola impazzita sembra essersi fermata e ogni volta che avrò tempo sarò qui a respirare il vostro profumo e a riposare nel letto che così volentieri mi concedete. Un giorno dormiremo insieme sì.

Per adesso: ci vediamo domattina a colazione.

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Ma devo preoccuparmi se mi arrivano di continuo delle e-mail da un certo signor Penis che mi parla di problemi di erezione?

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The dull flame of desire.

(pensiamo a questo, và).

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Così.

Piove, oggi. Ma sorrido parecchio sì.

Sarà che di bagnarmi non mi è mai importato, e che “è una bella giornata” mi viene da dirlo più quando le nuvole pesanti ricoprono il cielo che quando splende il sole.

Sto bene. Come quando prima mi sono sdraiata sul letto, ho concluso il libro che stavo leggendo, e ho sentito il mio respiro farsi leggero.

Perché non sottovaluto le cose brutte che, si sa, verranno – semplicemente non mi interessano. Mi importa dei segni, delle coincidenze, dei conti che alla fine di tutto tornano. Mi importa di non essermi sbagliata, fin’ora.

M’importa degli scherzi, che sotto sotto mi divertono così tanto – m’importa delle gocce pesanti  che mi hanno infreddolita l’altra sera – oh, quant’erano belle quelle gocce.

Sai quando scivolano lungo i capelli e solleticano la schiena?Oppure leggere, piccole perle dalle mie dita.

Che venga, il resto. Io intanto sorrido.

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