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Archive for novembre 2008

Today has been ok.

Oggi ascolto musica che mi fa sentire bene. E sono così diversa da sempre, niente ansia, niente preoccupazioni, respiro piano. Dovrebbe essere normale tutti i giorni, ma per me non lo è.
Ho fatto shopping con un amico, abbiamo diviso a metà un dolce schifosissimo, siamo stati in mezzo ai libri per buona parte del pomeriggio. Mi sono messa a giocare con un bimbo di tre anni con un pop-up book che faceva un sacco di strani versi.
Ora: cenetta solitaria, musica, una tisana calda. E fuori pioggia e tuoni.
Today has been ok.

E ora vi faccio ridere un po’.

😀

(Grazie al mio vegetale preferito, as usual)

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Just for veggies.

Bello, bello, bello cantare una canzone al telefono, per fare un po’ di colore. Anche se poi alla fine è toccato ripetere “not my” per ben 18 volte. Anche se mi fanno schifo sia la canzone che il gruppo.

Sono una Sykur Molarnir.

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Dolore, Dio.

Ecco, mi sono fatta male. Soffro. Piango. Sangue a fiotti. Ferite.

Qualcuno mi aiuti. Sto perdendo una mano. Forse me la amputeranno entro stasera. 

Mioddio.

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VOGLIO QUESTO.

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Ink.

Quanto mi piace fare lavori di precisione. Specialmente ripassare a china un disegno complicato e zeppo di particolari minuscoli. Mentre scorro sopra i tracciati a matita c’è solo quello, il foglio, la carta, l’inchiostro nero. Potrebbe succedere di tutto intorno, io rimango sulla pagina, la testa completamente assorbita da quello che ha di fronte. Nient’altro. Nessun pensiero. Il tempo passa che è una meraviglia. Di solito mi tremano le mani. Praticamente sempre. Colpa del mio temperamento disastroso e disastrante. Ma in questi casi si immobilizzano, quasi mi fossero estranee. Diventano fredde, obbediscono ai segni di grafite.

Vorrei proprio essere sempre così. Già.

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Devo.

Imparare ad avere pazienza. Imparare a pensare come scrivo. Imparare a controllarmi. 

Andare a dormire.

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Righe.

Ah, la frustrazione di voler assolutamente scrivere qualcosa ma non avere una penna dietro. Che cosa terribile. La testa che elabora, le mani che formicolano, un quaderno, anche quello avevo, ma nessuna, nessunissima penna. Disperse dunque le immagini che volevo tracciare sul foglio, andate chissà dove le parole, ah che cosa non avrei dato per una misera bic.

E’ un po’ come sentire l’imminenza di uno starnuto fortissimo e non poterlo, per una ragione qualsiasi, lasciar sfogare. Farlo morire così, sulla punta del naso, rimanere con l’amaro sulla lingua.

Si, è di una cosa del genere che parlo.

Era di piccoli rituali che volevo scrivere. Di ogni volta che prendo il caffè, lo giro col cucchiaio, soffio forte lasciando che i miei occhiali si appannino, bevo a piccolissimi sorsi, e poi ordino un freschissimo bicchiere di acqua naturale. Ah, quanto ci sta bene quel bicchiere.

Avevo intenzione di raccontare anche delle nuvole azzurre sul cielo verde; era da Shangai che venivano, lo si capiva benissimo dai riccioli eleganti e voluttuosi che descrivevano, e dallo spesso bordo dipinto in china nera. In sogno mi sono apparse e lì le ho impresse; scivolavano lente verso non so quale meta, e io ferma a guardarle, forse ero in cielo anche io, chissà. In effetti, vicine lo erano, e parecchio.

Del fatto che quando leggo un libro divento il libro stesso, e ognuno dei protagonisti, e lo scrittore. E inizio a pensare allo stesso modo in cui le cose sono raccontate tra le pagine, le immagini mi si descrivono in mente seguendo lo stile della narrazione, com’è divertente. Ad ogni nuovo libro un modo nuovo di vedere, come avere tante paia di occhiali strani, e buffi, e tristi, e allegri, e no, non mi annoio mai.

Oggi avrei aggiunto della bellezza delle cose inaspettate, di quanto non sappia mai come reagire di fronte a un bel gesto, e rimanga immobile a tremare come una foglia, le lacrime agli occhi e la sensazione che dire grazie sarebbe veramente troppo, troppo poco.

Una penna, dovrei averlo imparato dopo tutti questi anni, non deve mancare mai.

Ma è comunque buffo rivedere questo collage disordinato di pensieri. Mi somiglia decisamente.

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