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Archive for novembre 2008

Puntualizziamo.

Ora: io non faccio domande se so di non poter pretendere delle risposte. Ecco.

Credo sia un atteggiamento molto educato e rispettoso.

Detto questo,

buonanotte.

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Couleurs, couleurs.

In questo momento mastico una mela verde, stringo nell’altra mano un ombrellino rosa confetto, ho un cappotto rosso a quadri neri – o nero a quadri rossi, che dir si voglia – e passeggio tra palazzi piuttosto gialli.

Non male come quadretto.

Penso principalmente a due tre cose: alla bruttezza della rubrica che abbiamo in ufficio, a quanto sia invece bella Manuela con un fiore tra i capelli, seppur finto, e a cosa prepararmi per la cenetta in solitaria.

Nient’altro.

Sono traguardi, questi.

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Memoriale.

Chiudo un’altra copertina mentre comincia a piovere, stavolta con le lacrime agli occhi.

Quanto tempo abbiamo passato insieme, io e questo libro, eppure ci siamo arrivati a una fine. Mai casuale quello che succede, si conclude un periodo e le pagine ancora da leggere sono sempre meno, sempre meno, finché docili non si depositano silenti sulla mano sinistra, mano destra vuota e alleggerita, non resta più niente da dire a riguardo.

Ho riconosciuto tante cose tra queste righe d’inchiostro fitto, il passato, il presente, chi ha già stretto tra le mani proprio questa carta con gli stessi intenti, ho provato rabbia e anche gioia, e tristezza e felicità.

All’inizio, di nuovo; è passato del tempo da quando i miei occhi hanno cominciato a correre attraverso queste lettere stampate, non ero qui, non era così, tutto doveva ancora venire. Più rilassata, vero, meno preoccupazioni in testa ma forse anche di più.

Girano i pensieri, è stata una gran fatica arrivare a oggi ma sarebbe bello tornare ai giorni dell’uva e del fango, sono ancora la stessa vorrei dire, sono io.

Via da questi involucri fiacchi ora, non c’è altro da aspettare. Brucio, ho appena iniziato, e non ho paura.

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Allora dico, possibile.

Che non ci sia una maniera per arrivare dove non riesco con le parole.

Che non ci sia un modo per evitare che il tempo ingiallisca le pagine.

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Ancora.

C’è un velo di passato grigio sugli occhi.

Forse qualcuno non lo noterebbe, io si.

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Senza titolo.

Diceva “come sardine in una scatola”, no? Nel senso, stretti stretti quando sali in questi autobus stracolmi di persone. Altro non si respira, se non l’odore acidulo della mattina costretta dentro camicie e giacche da lavoro, qualcuno ascolta forte la musica alle cuffie, mentre io stamani ho deciso di starmene buona in un angolo, con le orecchie aperte ai rumori intorno. Quanta paura fa la pioggia qui, almeno quanta non ne faceva in Olanda, asciutto o bagnato che importava, la bicicletta si prendeva lo stesso. Ma qui no, siamo comodi noi, abbiamo il Sole che a queste giornate chissà dove si nasconde.

E’ tutto un vroom vroom e uno squillare di clacson, poi una vecchina con occhi di mare, che sorride e mi guarda, e con lo sguardo mi porta dove il suo si posava un attimo prima di voltarsi, un album di foto, una donna, un’altra donna, un uomo, un bambino minuscolo. Nipotino senz’altro, e figlia direi dalla somiglianza delle iridi di ghiaccio, sorride questa signora.

Ma anche io, allora, sorrido. Non ne posso fare mica a meno.

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