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Archive for dicembre 2008

9.

Come scorre veloce questo anno nell’agenda nera e rossa che la responsabile della banca mi ha consegnato prima – solo dopo aver stabilito i dettagli del cenone di stasera con un suo collega tronfio, lasciandomi immobile come una zucchina nel corridoio per almeno quaranta minuti. Ogni mese scrivere le stesse cose, ricordare l’affitto all’inizio, i pagamenti alla fine. Non sembra vero che entri tutto così bene, tra queste poche pagine.

Eppure un nuovo anno sta per cominciare, e anche se come sempre non cambierà niente, è buffo sfogliarne i giorni tra le mani.

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Remembering London 2007.

Perché io è così che vorrei essere.

A M., avec tout mon coeur.

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Numb.

Zompetto nella neve ascoltando Domestika, e credo di essere serena. Il cielo è grigio, in alto c’è poco da guardare, ma saltello canticchiando e mi sento bene. Devo imparare a prendere le cose meno a cuore, e parto da qui; uno, due, tre salti, sento freddo ma non pesa più niente. Non avrei mai pensato che mi sarebbe piaciuto, essere un po’ più indifferente.

Per ora, voglio solo rimanere in questo angolo di strada, ad abbagliarmi con il bianco e a sorridere alla musica. Il resto verrà da , non è più un mio problema. O almeno, è questo ciò di cui sono convinta, al momento.

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Hypno-time.

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Perché poi mi pento di come agisco e di quello che dico, spesso. Accidenti quanto mi pento. Ma non credo di poterci fare niente.

Uff.

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Schoene Weihnachten.

E per quest’anno, il premio Regalo Inutile & Inadatto se lo aggiudica questa borsa qui:

Mia zia non ha la minima idea di chi io sia, non c’è che dire.

Auguri.

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Things change.

[oh, man, what are we seeing here – things change oh, oh, oh]
Com’è buffo notare tutti i cambiamenti.

Vedere quella che ora è la mia tranquillità, essere la tua ansia.

Muovermi con calma, senza sondare ogni superficie, non aspettare nessuno dei tuoi segnali. Fumare una sigaretta, rientrare, accorgermi a malapena che ci sei.

Delle cose ci si ricorda sempre e solo dopo averle perse, a quanto pare questa è una verità.
E anche io mi freddo, incredibile a dirsi, ma anche io mi freddo.

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Numeri.

Dicevamo: lasciarsi scivolare le cose addosso.

Tornare a poco fa e pensare alle storielle di Natale che abbiamo inventato.

Contare.

Uno – il racconto dell’albero con le palline nere, dei folletti e delle fate che aiutarono il bambino disperso durante la tempesta di neve a tornare dalla mamma, costruendo per lui un cane magico di legno, con un collare dorato.

Due – la storia di Babbo Natale e dei suoi aiutanti, che devono portare un dono grandissimo al bimbo più buono del mondo.

Tre – l’abete parlante, che sentiva il solletico ad essere addobbato.

Andare avanti coi numeri, che mi rilassano. Quattro, quindi – pensavo a quanto io mi senta “me” dentro la lana. Maglione di lana, giacca di lana, cappello di lana, scarpe quasi di lana.

Cinque – andare a dormire e sapere che non c’è niente di cui aver paura. 

Sì, decisamente. Andare.

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Rumori.

Talvolta mi sento tanto arida da cercare avidamente quello che vorrei esprimere nelle parole che gli altri hanno già scritto. Qui un pezzo di me, lì un pezzo di loro, senza ottenere mai un risultato adatto.

O forse non si tratta di aridità; in ogni caso non so spiegarmelo.
Avere un foglio di fronte, e un impulso dentro, riuscire a scarabocchiare solo qualche riga sconnessa. Ritentare con la tastiera del pc, lasciar scorrere veloci le parole sullo schermo bianco, e non essere mai, mai soddisfatta.

Si tratta di dover srotolare i grovigli, temo. Dirmi che quella parola mi ha ferita, e quella sfumatura ancor di più. Ammettermi il groppo alla gola, le mani che formicolano. Rendermi conto dei cambiamenti nel tempo, delle evoluzioni di quello che sento – ora angoscia, ora paura, ora serenità e di nuovo angoscia. Ma senza piangere.

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Kar.

Quello che sto leggendo mi inibisce la scrittura.

Sarà che mi impersono così tanto con i personaggi e il loro modo di pensare.

Che poi è talmente strano da spiegare. Stando a quello che ho appena detto dovrei cominciare a scrivere poesie, come Ka, ma non ho preso questo lato da lui. Piuttosto, mi guardo intorno con un occhio lontano, il suo occhio; tutto mi appare chiaro e limpido, tante cose mi scivolano addosso, e proprio questo loro leggero scivolare fa sì che io non abbia bisogno di scrivere tutto per capirlo.

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