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Archive for novembre 2011

Come quando un treno cambia binario. Si avverte una piccola scossa, poi sembra che tutto torni a scorrere normalmente, ma in realtà è un nuovo tragitto, quello che percorriamo.

A volte finisco per ritrovarmi in fondo al pozzo. L’aria è umida. Le pareti che mi circondano sono bagnate e c’è uno strano odore.

Mi capita di scendere quaggiù, non so perché. Lasciare l’altra parte di me ad aspettare, in superficie, col sole tiepido di metà autunno che le riscalda le gambe. Il sorriso sulle labbra e il cappellino viola in testa, così che non prenda freddo.

Non so bene come riesca a raggiungere il fondo. Ma in qualche maniera, se chiudo gli occhi e li riapro dopo qualche istante, vedo buio e so di essere qui. Ci sono delle mattine in cui mi guardo allo specchio, apro grande la bocca e guardo giù. Forse è quello, il mio pozzo. Forse è lì che mi calo, quando ne sento il bisogno.

In fondo al pozzo ho aperto una confezione di formaggio. Il formaggio non era più buono, ormai costellato da piccole macchie di muffa. In fondo al pozzo ho preso un coltello, con il coltello ho tagliato un pezzo di formaggio andato a male, e l’ho mangiato. Il formaggio era morbido e disgustoso. La consistenza rovinata dal tempo e il sapore ormai completamente alterato. Ho assaporato a lungo il pezzo di formaggio andato a male, e sforzandomi l’ho ingoiato. Faccio queste cose in fondo al pozzo, per sapere che effetto fa.

Quaggiù non mi guardo mai intorno, perché c’è poco da guardare. A volte il pozzo diventa il vagone affollato di un treno che si ferma in una stazione qualunque – le stazioni, d’altra parte, sono spesso tutte uguali. La porta si apre e comincia a scendere gente. Io non posso alzare la testa, e fisso il pavimento. Passano centinaia di paia di scarpe diverse, scarpe diverse che però non sono mai le tue.

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