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Archive for luglio 2012

Mentre preparavo la salsa di pomodoro pensavo a mia zia, che una volta si offese perché le dissi che non mi piace la pasta Barilla. Se la prese proprio a morte, non ho mai capito perché. A me piace la De Cecco, o la Gragnano. Anche la pasta della Coop non mi fa schifo. Ma in effetti non credo mi offenderei se qualcuno la pensasse diversamente sull’argomento. Una volta ho conosciuto una ragazza che mangiava sempre e solo Speedy Pizza, che io ho sempre ferocemente detestato; quando me lo disse sgranai gli occhi e la bocca, eppure rimanemmo amiche. Beh ora non lo siamo più, ma che c’entra.

Tra le tante cose che “ho sempre sognato” c’è anche la Fine. Ho sempre sognato una Fine, di quelle da cinema, con le luci che si spengono, la gente che si saluta con le lacrime agli occhi, il protagonista che rimane da solo a riflettere sul patio di casa sua fumando una sigaretta. E niente, stasera ho avuto la mia Fine. Ho aperto per l’ultima volta il mio piccolo ristorante, ho dato da mangiare a un po’ di persone, ho festeggiato un compleanno (di un giovane ragazzo di otto anni), ho preparato il miglior pesto genovese che abbia mai preparato, ho ricevuto una proposta di matrimonio da uno dei miei ex studenti, ho sofferto il caldo più tremendo tra i fornelli e l’umidità estiva giapponese al novantotto percento. Ho strofinato i fornelli, sgrassato le pentole, ho riposto i piatti, lavato il pavimento, e alla fine ho pianto insieme alla mia collega e insieme abbiamo passato il testimone a chi verrà dopo di noi. A patto che il nome del ristorante rimanga, sempre e solo, AK – o Alessia’s Kitchen.

Non c’è molto altro che sappia dire così a caldo, ma sono stati due mesi grandiosi, e se mi guardo indietro non so bene nemmeno come ce l’abbia fatta ad iniziare.

Non c’è posto al mondo che io ami più della cucina.
Non importa dove si trova, com’è fatta: purché sia una cucina, un posto dove si fa da mangiare, io sto bene. Se possibile le preferisco funzionali e vissute. Magari con tantissimi strofinacci asciutti e puliti e le piastrelle bianche che scintillano.
Anche le cucine incredibilmente sporche mi piacciono da morire.
Mi piacciono col pavimento disseminato di pezzettini di verdura, così sporche che la suola delle pantofole diventa subito nera, e grandi, di una grandezza esagerata. Con un frigo enorme pieno di provviste che basterebbero tranquillamente per un intero inverno, un frigo imponente, al cui grande sportello metallico potermi appoggiare. E se per caso alzo gli occhi dal fornello schizzato di grasso o dai coltelli un po’ arrugginiti, fuori le stelle che splendono tristi.
Siamo rimaste solo io e la cucina. Mi sembra un po’ meglio che pensare che sono rimasta proprio sola. Yoshimoto B., Kitchen

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