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Archive for the ‘amsterdam’ Category

Uno.

Alphen an den Rijn, stazione centrale. Leggo un libro poggiata ad uno dei pali scuri della pensilina, quando sento una donna sbraitare istericamente in italiano, con un forte accento milanese.

“Maledizioneee!!!si decidessero a metterle in italiano ste cazzo di macchinette per i biglietti, adesso perdo l’aereo!Porca puttana!”

Istintivamente, alzo gli occhi dalla lettura. E’ una signora bassa, distinta. Firmata da capo a piedi, borsetta alla mano ritraente uno dei più famosi loghi di alta moda. Ha dei grossi occhiali da sole, e una ventiquattrore scura. Grida da sola, cercando di non aprire troppo la bocca per non sciupare il trucco.

Mi avvicino.

“Signora…ha bisogno di una mano per fare il biglietto?”

“OH!!Santo cielo, grazie!Oggi c’è lo sciopero dei Taxi, un casino guarda, in dieci anni che vengo qui non ho mai preso uno di questi maledetti treni…!”

“Andiamo, la la accompagno”.

Corriamo verso la biglietteria, “een kartjie naar Amsterdam Schiephol autjeblieft…seconda classe no…?”

“NO!prima, prima, diglielo svelta, FIRST CLASS!”

“ok, erste klaas, geen korting…fanno 13 euro signora”

La commessa sorride, vedendo la signora in preda al panico e me calmissima. Poi, dopo aver digitato qualcosa sul computer, stampa in fretta il biglietto. Appena pronto, io e la ricca megera corriamo verso il treno in arrivo. Durante il breve tragitto che ci separa dal binario mi rivolge delle domande distratte, credo per ricambiare con un po’ di interesse l’aiuto che le avevo offerto.

“..e…che ci fai tu qui???studi??”

“Si”

“Da quanto sei qua?”

“Più di tre mesi…”

“Oh gesù, io ci vengo una volta al mese e ne ho piene le scatole!comunque in bocca al lupo…cerco la prima classe”

“Arrivederci signora…buon ritorno in Italia”.

Una volta sul treno, la sento litigare al telefono dal mio posto in seconda classe. “…ce la farò a prendere quel cazzo di aereo…questa è la prima e l’ultima volta che vado col treno, vedete di trovami una soluzione migliore al prossimo sciopero dei taxi!”.

Non so perché, mi viene in mente che deve avere un figlio. Maschio, sui 17 anni. Alto come il padre, mi immagino. La testa ornata da voluminosi boccoli biondi.

Lo vedo camminare verso una palla da tennis in un campo arancione. E’ vestito in bianco e azzurro, ha una fascia che gli tiene libero il viso e un polsino di spugna. E’ bello, sereno durante i suoi primi giorni di vacanza da scuola. Intorno, siepi verdissime e un cielo terso. 

Palla alla mano, si prepara al lancio con la sua racchetta.

Devono vivere nei dintorni di Milano, mi dico. Hanno una villetta rosa, non enorme ma carina. Il padre ha una macchina grande e non c’è mai. E’ un uomo alto, biondo. 

Il figlio ne è la copia spudorata.

 

Due.

E’ una delle librerie che amo di più ad Amsterdam. Piccola, due stanzette allacciate da una scala di legno dipinta di nero. Migliaia di volumi addossati l’uno contro l’altro sugli scaffali polverosi.

Fuori, una sfilza di bellissime riviste di design. 

Sento un tonfo provenire dalla stanza superiore.

“Tutto bene lassù?” – mi affaccio. La padrona del negozio, una simpatica signora olandese di mezza età, cerca di rimanere in piedi sotto il peso di decine di libri caduti dal penultimo ripiano.

“eheh…not exactly as you can see” risponde sorridendo, mentre mi accingo a salire le scale per andarla ad aiutare. 

Iniziamo insieme a sistemare i libri. Prima di riporli accuratamente al loro posto li apro e li sfoglio, uno per uno. Mi capita tra le mani una raccolta di ritratti, fotografie scattate in varie parti del mondo.

Rimango incantata dagli occhi di ognuno dei protagonisti, dalla loro tristezza. Finché non trovo questa piccola bambina, vestita in grigio con delle scarpine rosse, una mano a coprire la bocca e gli occhi verso il cielo.

Mi estraneo totalmente dalla situazione, rimango imbambolata.

La proprietaria mi riporta alla realtà.

“E’ anche la mia preferita”, dice. “quante volte mi sono rivista in quella bambina…”.

Già.

Finisco di riordinare, saluto ed esco fuori, mentre la pioggia schiocca sull’asfalto.

 

Tre.

Dovrò aspettare il prossimo treno per 45 minuti, così mi siedo su una panchina inerna intenta a scrivere sul diario. Accanto ho un signore malandato, con un giacchetto rosso fitto di buchi e un cappello bianco con una scritta oramai indecifrabile. Sgranocchia ritmicamente delle noccioline rotonde.

“Posso parlarle, signorina?” mi chiede, in inglese.

“Certo”, rispondo. Chiudo il diario con la penna in mezzo, per non perdere il segno.

“Vede quei bagni laggiù…quelli pubblici. Ecco, io lavoro lì. Mi dirà che come lavoro non è affatto divertente, eppure io ne sono orgoglioso. Prima non avevo niente. Sa, sono venuto ad Amsterdam talmente tanti anni fa che nemmeno riesco a ricordare. Tanta speranza non l’ho mai avuta, a casa mi dicevano sempre che ero un po’ scemo…che non arrivavo alle cose, capisce signorina?”

Annuisco. “Certo”.

“Perciò non ho mai preteso niente. Ero scemo, ne ero convinto perché me lo dicevano, capisce?Ma poi, un bel giorno, mi sono svegliato. E c’è voluto tanto tempo, ma alla fine qualcuno ha accettato di assumermi. E sono bravo. Un gran lavoratore, mi dicono.”

Sorrido. Sorride anche lui, mentre lascia entrare la mano nel sacchetto di noccioline.

“Signorina non deve essere triste. Vedrà che le cose andranno bene, basta che si decida ad aprire gli occhi. Non abbia paura di soddisfare le sue volontà, non si lasci mai nulla indietro. Meglio sbagliare che rimanere nel dubbio”.

Lo guardo, sospiro. Il cuore mi batte forte, ed ho voglia di piangere. E’ bello, ma fa anche tanto male quando qualcuno ti scava così a fondo.

Nel frattempo, i freni del treno in arrivo scricchiolano forte nelle nostre orecchie. Mi alzo, intontita.

“Signore, è arrivato il mio treno. La ringrazio per la chiacchierata.”

“Arrivederci signorina”, saluta con la mano. “E non lasci il suo cuore così chiuso. L’amore non è fatto per essere nascosto”.

 

Nel treno, ho pianto.

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Sto scroccando il wireless dai vicini, perciò ne approfitto per postarvi, FINALMENTE, qualche fotina che documenta la mia permanenza tra i tulipani. So che non è molto elegante piazzarvele tutte insieme qui, ma accontentatevi, è il massimo che posso fare!

la mia cameretta olandese, appena arrivata, inizi Marzo 2008

la mia cameretta olandese

il primo

il primo Free Hugs Meeting in piazza Dam

io e Valerio a Londra, Aprile 2008

me and Valerio a Londra…che c’entra poco ma è bellina 😀

moi in Friesland!inizi Maggio 2008

Mei in Friesland!

Am*dam by night!

Am*dam by night *__*

Het Adriaan Molen, Haarlem

Het Adriaan Molen, Haarlem

me and Momo in Am*dam!

Momo & Mei (je t’adore maman!)

Pam and Mei in Frieslan!

Pam and Mei 🙂

un bel tramonto a Boskoop ooooh

un bel tramonto a Boskoop

Het Keukenhof

Het Keukenhof, il parco floreale

Haarlem

Haarlem

scarpette rosse in trasferta!

ahhhh!e ora basta, mi sono un po’ stufata!Alla prossima…prometto un’altra mandata di foto sconfusionate!

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E’ quasi trascorso, me ne sono resa conto stamani controllando il calendario. Questa e’ la mia quarta settimana qui: le cose iniziano a diventare familiari, comincio a delineare le mie abitudini, mi sento piu’ a casa.

Quello che e’ appena trascorso e’ stato un weekend bellissimo!Due giorni divisi tra Amsterdam, Haarlem e Leiden, tre posti a dir poco meravigliosi con degli amici unici, che ho avuto la fortuna di incontrare durante il mio cammino qui. Mi sono ubriacata tanto da non capire niente, e cadere due volte dalla bici con Anna…mi sono divertita tantissimo, spero che serate simili si ripetano spesso!

Scappo…a presto  foto (lo dico tutte le volte e non mantengo mai, ma prima o poi lo faro’)

Per il mio Sijira: mancano 10 giorni a Londra!Yu-Hu!Ti vibro assai…

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Cosa dire che gia’ non sappiate tutti?

Che Amsterdam sia una figata, oramai ce lo insegnano prima che si inizi a parlare. Che sia eccezionalmente bella e’ un dato di fatto, essendo una citta’ nordica. Che sia piena di rincoglioniti e’ una diretta conseguenza del punto uno. Quindi skippo questo passaggio e mi diletto nel racconto delle mie personali avventure.

Il mio e’ stato il classico soggiorno “breve ma intenso”.  Mi sono avventurata in ogni vicolo del centro, ho camminato per ore (forse 4) e i miei piedini ci tengono a ricordarmelo con un genuino dolore da Turistaggio acuto (furba poi io, a mettermi le ballerine…). Ho voluto vedere tutto il Vedibile nel poco tempo del quale disponevo.

Ho partecipato ad un Free Hugs meeting in piazza Dam; esperienza bellissima che non vedo l’ora di ripetere.

Sono andata a dare il pane agli uccelli del Vondelpark!

Ho assistito a vari numeri di giocoleria, sono stata ad una festa privata a casa di un amico del mio amico Gintaras, mi sono disfatta tanto da non muovermi per 4 ore e quando sono tornata in me ho lasciato che mi trascinassero nel Red Lights District per salutare le famose “donnine in vetrina” (che tra l’altro mi hanno intristita non poco)…ho saltellato in qua e la’ per i canali, conosciuto un produttore di cortometraggi animati, e un programmatore di videogames e un Irlandese Buddista piuttosto scemo e…

ta-dan!Non sono entrata nemmeno in un coffee-shop.

Mi sono innamorata. Delle vie meno centrali, dei canali silenziosi, delle casine storte che sembrano disegnate da un bambino di tre anni.

Accidenti, sono appena arrivata a casa e gia’ non vedo l’ora di tornare.

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