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Archive for the ‘caramelle’ Category

E’ che dire “le piccole cose” mi urta, un po’ come a qualcun altro la parola “bimbi”. Però mi piacciono le cose piccole. Tagliare le verdure in pezzetti minuscoli senza usare il fullatore ad esempio.
Devo mangiare ogni giorno fuori casa, e fino a qualche tempo fa il pranzo per me è stato un vero problema. I panini non mi piacciono, il cinese sotto la scuola fa schifo, i fornai del centro sono troppo cari. Se prendevo qualcosa di pronto da casa non avevo dove scaldarlo, e il cibo freddo mi disgusta. Sono una cacacazzi, ma non posso farci niente. Così ho cominciato a portarmi dietro roba piccola: uno yogurt, una mela, un quadretto di cioccolata. Non è tanto, ma mi sazia e mi rallegra, anche. Sono tutte cose di dimensioni ridotte, che entrano comodamente in borsa, di vari colori e consistenze.
Allora è cambiato anche il mio modo di fare la spesa. Passo metà del tempo impiegato a comprare provviste solo al banco dei latticini. Scelgo sempre le cose più sceme e idiote create esclusivamente per i bambini, tipo le compostine plasmon o il budino mou mou solo per sentirmi dire “mettilo giù” da chi mi accompagna e riderci un po’.
Beh ovviamente anche per mangiarle, che a me piacciono questo genere di schifezze.
A pensarci bene non comprerei mai uno yogurt serio, tipo Activia. Fosse anche solo perché li pubblicizza cosina, lì.
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Mi piace andare a fare la spesa, mi è sempre piaciuto.  Quando ero piccola, c’era un solo supermercato nel mio paese. Ci andavo ogni venerdì, dopo la scuola, quando mio papà tornava a casa stanco del lavoro. Ogni volta era un piccolo rituale che si ripeteva: parcheggiavamo la macchina di fronte all’entrata, giocavamo un po’ con la porta scorrevole, percorrevamo il negozio secondo la disposizione dei prodotti: frutta, verdura, latticini, uova, carne – c’era uno specchio, in alto, dove ogni volta mi guardavo – biscotti, carta, saponi, cioccolate. E’ buffo, ma ricordo ancora alla perfezione la vista degli scaffali ad altezza bambina; nel reparto marmellate, ad esempio, non riuscivo a vedere oltre la Nutella, che alloggiava al terzo gradino. Mi piacevano le uova tutte uguali, e gli stecchini in fila. I petti di pollo appena affettati, il macellaio che ogni volta usciva da dietro una tenda grigia e salutava mio papà, con la casacca inzaccherata di sangue.
Mi sentivo a disagio solo mentre ce ne stavamo in fila, ad attendere il nostro turno; è un paese piccolo, il mio, dove più o meno tutti conoscono tutti, e la fila delle casse era un continuo spettegolare sul chi fosse figlio di chi e che facesse nella vita. C’era spesso una vecchia coi capelli rosso fuoco, che mi guardava e ad alta voce chiedeva alla sua vicina di carrello chi io fossi; rossa di vergona, allora, mi nascondevo dietro le gambe lunghe di mio papà, e ammiravo le bottiglie colorate dei liquori che mi si paravano di fronte. Eravamo buffi io e mio padre, avvolti nei nostri giacchetti anni 90 dai colori improbabili – lui: blu, verde, arancione / io: giallo, fuxia, arancione – forse la spesa era uno dei pochi momenti nei quali stavamo veramente bene. 

Ancora oggi mi piacciono i supermercati. Non sono più nel mio piccolo paese, non ho più un solo negozio in cui andare, pur essendo piuttosto bassa arrivo – almeno a vedere – fino allo scaffale più alto, la vista della carne affettata mi disgusta un po’, nessuno qui mi conosce e non ho gambe dietro le quali potermi nascondere. La sola idea di andare a fare la spesa, però, mi mette allegria e mi fa sentire un po’  di sicurezza, fosse anche solo per i ricordi che mi porta alla mente. Mi sento un po’ meno estranea, e un po’ più a casa, forse perché ogni supermercato è simile all’altro.

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(Attenzione: tutte le cose elencate mi sono successe veramente. Nonostante tutto sono state due giornate divertenti. Giuro!)

– Da Venerdi mattina ho un’infiammazione fortissima alla gola, non ho voce, non riesco a deglutire, ogni volta che tossisco è come se mi raschiassero con un coltellaccio arrugginito. E se non tossisco soffoco. 

– Ho perso le lenti a contatto da qualche parte e sono costretta, mio malgrado, ad andare in giro con gli occhiali. Freak emergency.

– Ieri pomeriggio ho aspettato due ore e mezzo (effettive, non dico tanto per dire) una mia amica alla stazione di Utrecht, perché si era dimenticata le chiavi della bicicletta a casa.

– Al pub, avendo bevuto un bel po’, ho perso la giacca. Sono morta di freddo per tutto il tragitto che ci separava da casa.

– Mi ha punto un essere malefico in una mano e fa un male cane.

– Ho finito “The book thief”, e quando finisco un libro mi sento sempre triste e sola.

– Ierisera, prima di addormentarmi, dovevo bere assolutamente dell’acqua per via dell’incendio nella mia gola già descritto al punto 1 (è davvero fastidioso). Noto una bottiglia d’Evian accanto al letto. Appena vista, mi ci precipito, apro e mando giù un bel sorso.

Fuoco puro.

Sputo il tutto tra maledizioni varie. Il mio amico, spaventato dal trambusto entra in camera. Vede la bottiglia, me schifata col tappo in mano e scoppia a ridere. “Era un regalo di un tipo messicano”, dice. “E’ Tequila buonissima”.

 

(Questo post è stato scritto soprattutto per aggiornare Frenghy :D; Volevo elencarti questi begli avvenimenti su Myspace, ma poi ho pensato che erano un po’ troppi e che potevo benissimo spiattrellarli sul mio Blogghe per far ridere anche qualcun altro).

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(grazie a Ryan per la foto)

Una volta della solitudine avevo paura.
Sentivo come un pugno allo stomaco, e passavo delle tristi ore nervose.
Specialmente se il cielo era coperto dalle nuvole.

Ora è diverso. Sono cresciuta, sono cambiata; sono in un momento strano della mia vita. E’ come se mi fossi chiusa in un guscio, per cercare di capire quello che veramente voglio.
Ma in questo guscio ci sto comoda; a volte, vigliaccamente, penso che non ne vorrei mai uscire.
Ed ho imparato ad apprezzare le stanze silenziose, i rumori della casa. I suoni fuoricampo, che entrano dalla finestra come echi lontani.
Tengo spesso le tende chiuse, e lascio trapelare solo poca luce. Mi piace vedere quel rigo brillante, lunghissimo, sul pavimento della mia camera.
Adoro la sera, e la notte; adoro quando tutto si cheta, le persone rientrano nelle case, di tanto in tanto si sentono le ruote di un’auto che scivolano sull’asfalto, punto.
Trascorrerei ore intere così, lontana da tutto. Con Vespertine a volume basso, come sottofondo al silenzio. Così.

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Io lo so che mi leggi. No che sia una maga, veggente, o roba del genere. E’ che wordpress è una piattaforma “ganza”, tanto per utilizzare un termine giovanile. Insomma, lo so che passi spesso di qui, nonostante il mio assenteismo. E so anche che il mio blog sta tra i tuoi link.

Ma allora perché non ti delurki?Lasciami un commentino, no. Lo so che ci sei. Approfondiamo questo rapporto da lettori silenziosi. Dai.

Daiiii!

Dai che sono curiosa. Ti conosco, ma sono curiosa lo stesso.

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E’ che ho dei problemi con Internet, il mio Macchino si rifiuta di navigare ma mi lascia interagire tramite Msn e Skype.
Adesso sto approfittando del Pc di Mutti Angelique per aggiornarvi riguardo la mia situazione…saro’ breve, se posso.

Che dire…STO BENISSIMO!

Mi sento incredibilmente a casa. Tutto mi risulta cosi’ nuovo, e al tempo stesso cosi’ familiare che non posso annoiarmi ma neppure sentirmi alienata. Mi piace l’Olanda, mi piace il fatto che l’acqua si infiltri in ogni angolo della terra, tutti questi canali, il vento, i prati…mi piace il modo di vivere Olandese, svegliarmi la mattina e mangiare il pane con le caramelle al cioccolato (giuro che e’ vero), e anche chattare con la nonna di casa su Msn.

Ieri ho visitato Gouda,la citta’ del formaggio. Molto bella. Molto nordica. Oggi e’ stato il turno di Rotterdam…affascinante e piu’ moderna…

Credo di aver trovato un possibile posto in cui stabilirmi. Chissa’.

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