Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘implosioni’ Category

Come quando un treno cambia binario. Si avverte una piccola scossa, poi sembra che tutto torni a scorrere normalmente, ma in realtà è un nuovo tragitto, quello che percorriamo.

A volte finisco per ritrovarmi in fondo al pozzo. L’aria è umida. Le pareti che mi circondano sono bagnate e c’è uno strano odore.

Mi capita di scendere quaggiù, non so perché. Lasciare l’altra parte di me ad aspettare, in superficie, col sole tiepido di metà autunno che le riscalda le gambe. Il sorriso sulle labbra e il cappellino viola in testa, così che non prenda freddo.

Non so bene come riesca a raggiungere il fondo. Ma in qualche maniera, se chiudo gli occhi e li riapro dopo qualche istante, vedo buio e so di essere qui. Ci sono delle mattine in cui mi guardo allo specchio, apro grande la bocca e guardo giù. Forse è quello, il mio pozzo. Forse è lì che mi calo, quando ne sento il bisogno.

In fondo al pozzo ho aperto una confezione di formaggio. Il formaggio non era più buono, ormai costellato da piccole macchie di muffa. In fondo al pozzo ho preso un coltello, con il coltello ho tagliato un pezzo di formaggio andato a male, e l’ho mangiato. Il formaggio era morbido e disgustoso. La consistenza rovinata dal tempo e il sapore ormai completamente alterato. Ho assaporato a lungo il pezzo di formaggio andato a male, e sforzandomi l’ho ingoiato. Faccio queste cose in fondo al pozzo, per sapere che effetto fa.

Quaggiù non mi guardo mai intorno, perché c’è poco da guardare. A volte il pozzo diventa il vagone affollato di un treno che si ferma in una stazione qualunque – le stazioni, d’altra parte, sono spesso tutte uguali. La porta si apre e comincia a scendere gente. Io non posso alzare la testa, e fisso il pavimento. Passano centinaia di paia di scarpe diverse, scarpe diverse che però non sono mai le tue.

Read Full Post »

?

Sono inquieta e non riesco a scrivere. Sono inquieta. Molto inquieta. Però forse sto imparando a controllarmi.

Leggere libri molto lunghi è una gran soddisfazione, questo posso dirlo.

Read Full Post »

Non salutare qualcuno e ascoltare canzoni tristi poi. Questo dovrei ricordarmelo.

Si passeggia per una strada luminosa, il sole non è ancora alto ma c’è già una pozzanghera umida sotto le ascelle. Si incontrano persone di ogni tipo, qualcuno scende dall’autobus per andare a lavorare in cantiere. Sembra non esserci tempo. Sembra che io sia sempre in ritardo, ma alla fine dei conti è in anticipo che arrivo. Mi ferma un’immagine sulla vetrina impolverata di una ferramenta chiusa. Dentro le viti e le chiavi da lavoro riposano silenziose, aspettando che la saracinesca si alzi e che qualcuno, finalmente, le scelga.

Saluto questa stanza in un momento, mi sento come la casa che avevamo all’isola a fine settembre, quando la porta si chiudeva e tutto tornava a tacere, per mesi, fino al ritorno dell’estate. I rumori del mattino. C’è un bar sotto casa mia, lo costeggio passeggiando e odora di caffè. Alle cinque non c’è fermento, se non nei camion della spazzatura. Se ne stanno tutti in fila, pazienti, ad aspettare il loro turno per scaricare i rifiuti in un camion più grande, che rumorosamente li macina e li porta chissà dove. Al mattino ho voglia di partire. Tornare indietro e andare via. Ma è ciò che penso ogni mattino.

Read Full Post »

Ho sempre pensato che un giorno mia madre, mio fratello ed io saremmo rimasti soli. Qualcosa ci chiudeva nella nostra intima complicità, allontanando il resto, per quanto vicino. L’idea di noi tre, insieme, non mi sembrava innaturale e non mi turbava. In un certo senso era come immaginarsi un corpo menomato, sì, eppure completamente funzionante.

Odio mio padre. Perché io e lui siamo uguali, stessa foga, stessa ansia, stessa rabbia. Le sue mani smangiucchiate sono i miei talloni devastati. La sua barba tormentata, i miei capelli strappati. E amo mio padre in maniera morbosa e convulsa, tanto da sentire le viscere stringersi al solo pensiero.

Mi piace affacciarmi alla finestra mentre gli altri mangiano. Dalle case vicine escono allegre le voci riunite intorno alle tavole, e il sole si specchia debole sui vetri del palazzo accanto. Questa è una delle poche volte in cui, assaggiando le mie lacrime, sento che non hanno nessun sapore.

Read Full Post »

Non mi era mai capitato di piangere a dirotto per la fine di un libro. Mi sento infinitamente triste, ma anche felice, e serena, è strano. Si è aperto qualcosa, si è mosso, ed ha iniziato a gorgogliare. Ho vissuto con lui, ho avuto la sua fame, sentito la sua stanchezza; sono affogata con la sua ombra, nel lago.
Adesso ho solo una gran voglia di dormire.

Read Full Post »

Talvolta preferirei non sapere l’inglese per evitare di capire ciò che alcune canzoni dicono.

Read Full Post »

Ok, è da un po’ che cerco di scrivere questa cosa, e non riesco. In breve: devo lasciare in pace i miei capelli. Devo smetterla ti tirarli, toccarli, lisciarli, straziarli, strapparli, basta. Basta davvero.

Read Full Post »

Older Posts »