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Archive for the ‘pensieri per’ Category

Tonda nel ciel di maggio
come un formaggio d’olanda
monta la luna in viaggio
ed il suo raggio ci manda
questo paesaggio che miraggio!
che sogno,
che sogno!

Dorme il mulino a vento
sotto la luna d’argento
dorme l’olandesino
nel suo lettino piccino
ogni cosa giace tutto tace
che pace…
che pace…

Odi i fior parlar tra looor!
parlano tra loro i tuli
tuli tuli tulipan
muoveranno in coro i tuli
tuli tuli tulipan
odi il canto delizioso
nell’incanto sospiroso
parlano d’amore i tuli
tuli tuli tulipan
deliziosi al cuore
tutti i sogni miei ti giungeran
e di me ti parleranno
i meravigliosi tuli tuli tuli
tuli tuli tuli tulipan

Parlano tra loro i tuli
tuli tuli tulipan
muoveranno in coro i tuli
tuli tuli tulipan
oggi tu
parli col suon che vien dal cuore
pieno di languore
nell’incanto dei tuoi sogni
oh, tenero amor

La luna di lassu’ dalla cupola blu
sporge gli occhi all’in giu’
udendo questa canzon
il suo bianco faccion
si confonde
e le pare – fatto strano!
di ascoltare
le Lescano
che cantano tuli tuli tulipan
tuli tuli tulipan

Nel cantar questa canzone
le tre Lescan
ti sembreran
tre tuli tuli
tuli tulipan…

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Grazie.

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Non riesco a ricordare dov’è che ho letto questa storia, secondo la quale coloro che sono diventati scrittori di fama prima di essere scrittori a tutti gli effetti facevano un lavoro noioso e ripetitivo. Si trattava di una specie di ricerca condotta da chissà chi, con tanto di tabelle e nomi famosi citati in grassetto. Mi è venuto naturale ricollegare questa cosa alla mia situazione. Non perché io sia un grande scrittore, ma perché, in effetti, le storie e gli scritti migliori mi vengono fuori proprio mentre lavoro, specialmente nei momenti in cui svolgo compiti particolarmente tediosi e insignificanti. Credo succeda perché sono annoiata a tal punto che qualsiasi minimo dettaglio che porti la mia attenzione lontano da quello che sto facendo sembra interessantissimo, che sia un fermaglio di metallo o una macchia nel muro.

La cosa non finiva qui. Volevo continuare aggiungendo altri argomenti, ma mi sono arrabbiata e non sono capace ad andare avanti. E’ perché ragiono con lo stomaco. Non con la testa, né col cuore in fondo, ma proprio con lo stomaco. E nello stomaco è troppo buio per vederci qualcosa, o per cercare delle risposte; provate a infilare un occhio dentro la bocca di qualcuno, attenti a sigillare lo spazio tutto intorno, e capirete di che genere di buio parlo.

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Oggi aspetto sotto il porticato grigio, e so che arriverai. Brucia piano la sigaretta; stamani qualcuno mi ha fatto notare che, stranamente, indosso poco nero.

Un passo indietro verso l’ombra, ed eccoti, di passaggio veloce e disattento, hai qualcuno con cui parlare e non mi noti. E’ buffo trovarsi, ma non vedersi –  mi sento soddisfatta: ciò che doveva essere è davvero stato.

Chissà perché ho questa mania di cercare le persone, lasciarle comparire  per guardarle in silenzio. Non è mai per caso, e questo lo so bene. Già.

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E’ trascorso un anno. Sembra incredibile che io sia ancora qui, ed abbia ancora questa foga di scrivere. E’ strano, per me, mantenere qualcosa a lungo – dalle idee, ai passatempi, alle relazioni – sono incostante per natura e trovo difficile continuare quello che già c’è, senza lasciarmi imbambolare dagli altri stimoli e sciocchezze che mi frullano in testa.

Sarà perché, in un certo senso, credo di dover tanto a questo blog. Auguri.

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Questa scala l’ho guardata tanto a lungo da poterne ricordare ad occhi chiusi i graffi di ruggine.

Appena sveglia, prima di chiudere le tende alla giornata che finisce, durante i pomeriggi noiosi passati a rinchiudermi nel guscio senza che un filo d’aria potesse filtrarne.

Ci sono stampati i miei pensieri su quegli scalini, e nella vernice rossa che cambia tono a seconda del cielo. Il rametto attorcigliato al corrimano, mi sono sempre chiesta come dovesse figurare ricoperto di edera. Forse troppo verde, ma comunque bello.

Oggi c’è anche un gabbiano in equilibrio sul lampione in lontananza; si confonde con il grigio e diventa nuvola, se non fosse per le punte più scure delle ali. 

Ho creato dei mondi scorrendo con lo sguardo questa spirale – tanto è pregna di quello che avevo da immaginare che una volta lontana ne sentirò la mancanza. Sa di noi, di ricordi neppure nati ma già vivi.

 

Strano, no?Giusto quando avevo iniziato ad essere scettica riguardo le simmetrie.

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E’ incredibile quanto possa essere autunno in questi giorni, qui in Olanda.

Oggi una tempesta mi ha travolta giusto giusto mentre ero a metà strada tra casa mia e il centro della città. In una di quelle stradine nascoste, la classica scorciatoia lontana da tetti e possibili ripari di emergenza.

E così, zuppa nel mio cappotino rosso, ho continuato a pedalare ad occhi chiusi controvento, mentre i goccioloni pesanti mi ricoprivano completamente.

Ma l’acqua non mi dà fastidio; e nemmeno le nuvole o il freddo. Solo, credo che sarà ancora più difficile tornare a casa.

Poco fa ho capito perché mia madre amasse tanto sistemarmi i capelli quando ero bambina.

Caithlyn mi ha chiesto di farle le trecce; momento di assoluta serenità in camera sua, con la luce fioca e il vento che fuori imperversava. Lei seduta sul letto, intenta a fingere (perché ancora non ne è capace) di leggere un libro su un papà che non sapeva cucinare le uova; io in piedi, dietro di lei, che le intrecciavo i capelli morbidissimi e lisci all’eccesso, con pazienza e dolcezza, senza pensare a nulla. 

 

Stamattina mi sono svegliata con un acuto senso d’odio nei miei confronti. Sarà perché ho sognato un’altra me stessa, perfetta e priva di tutte le cose che detesto in me. Nel sogno ovviamente c’ero anche io io, che vedevo la Mei perfetta essere accettata da tutti (miei genitori in primis) ed amata, e coccolata. Io Imperfetta seguivo tutto da un angolo buio con un desiderio impellente di correre verso la Mei Perfection e strozzarla con le mie mani. Non è strano che svegliandomi abbia sentito un disgustoso amaro in bocca.

Ancora se penso a quel sogno sento prudere le mani. E’ che effettivamente mi sono sempre sentita divisa a metà, ma in questo periodo più che mai. Sarà che vorrei avvicinarmi qualcuno, ma appena questo qualcuno è effettivamente vicino, io comincio a indietreggiare solo il mio misterioso cervello sa il perché. O che apro dei varchi e lancio dei segnali, ma poi decido che non è il caso, il perché va chiesto sempre al mio caro cervello. Rinnego le cose che voglio di più e tutto ciò è altamente frustrante. Non so che darei per essere Integra; non d’accordo con qualcuno, semplicemente con Me stessa.

Forse verrà tutto quando inizierò ad avere una stabilità nella vita, non lo so. Vorrei solo pensare con una testa, non con due.

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