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Archive for the ‘sciocchezze’ Category

Del giorno in cui entrai in fissa con le balene potrei raccontare che la notte prima avevo fatto un sogno molto strano, ma nessuno ci crederebbe. Nel sogno attraversavo a piedi un grande ponte sul mare, e ad un tratto vedevo questa maestosa rampa di scale che andava su, sopra le nuvole. Iniziavo a scalare i gradini, uno dopo l’altro, la scala non aveva protezioni e sentivo una gran paura. In più c’era un vento fortissimo, così decidevo di riposarmi su uno spiazzo più grande, senza trovare il coraggio per continuare. Ma poi salivo ancora e dopo le nuvole c’era una grandissima sala con una buffa donnina ad aspettarmi. La donnina mi diceva che dovevo uccidere tutti gli esseri umani che in qualche modo avevano rovinato la terra o fatto del male agli animali; allora mi mostrava una serie di immagini di balene uccise, dissanguate, fatte a pezzi. Al che pensavo: “lo farò senza dubbio” ma poi immaginavo il fatto di dover sparare a un bambino e tutta la mia determinazione andava in fumo; il dilemma è stato risolto dalla sveglia che ha suonato in quel momento.

Comunque, quel giorno dopo aver fatto colazione ho iniziato a documentarmi sulle balene. A leggere delle varie specie e a guardare immagini. La balenottera azzurra è l’animale più grande del pianeta, mentre il capodoglio vanta il primato del cervello più pesante e grosso in assoluto – in alcuni esemplari arriva a pesare nove chili – è l’animale più rumoroso del mondo e vive fino a ottant’anni. Gli piace scendere a fondo, è un ottimo subacqueo, può trattenere il respiro per due ore consecutive. E poi ci sono orche, beluga, narvali e molti altri, ognuno con le sue caratteristiche. Tutti i cetacei presentano molte somiglianze con gli esseri umani, per via delle proporzioni tra cervello e corpo, per la curiosità, la capacità di comunicare e l’uso dei cinque sensi. Può darsi che abbia appena scritto un sacco di stupidaggini, ma è quello che ho potuto capire io.

Di foto ne ho viste molte, più che altro di balene morte. Capodogli dissanguati, stipati su grossi rimorchi, balenottere sgonfie fatte a pezzi, piccoli beluga arenati. Ma alcune erano ancora vive, nuotavano nel blu profondissimo e sono le immagini che mi hanno colpito di più. Riuscivo a pensare solo a quel blu assoluto, e a nient’altro. Così da quel momento faccio un gioco. Chiudo gli occhi, immagino di essere lì in fondo con le balene e mi addormento. Ho provato varie volte – sul divano, nel treno, a letto –  ed ha sempre funzionato.
Le balene mi piacciono e le penso spesso.

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E’ che dire “le piccole cose” mi urta, un po’ come a qualcun altro la parola “bimbi”. Però mi piacciono le cose piccole. Tagliare le verdure in pezzetti minuscoli senza usare il fullatore ad esempio.
Devo mangiare ogni giorno fuori casa, e fino a qualche tempo fa il pranzo per me è stato un vero problema. I panini non mi piacciono, il cinese sotto la scuola fa schifo, i fornai del centro sono troppo cari. Se prendevo qualcosa di pronto da casa non avevo dove scaldarlo, e il cibo freddo mi disgusta. Sono una cacacazzi, ma non posso farci niente. Così ho cominciato a portarmi dietro roba piccola: uno yogurt, una mela, un quadretto di cioccolata. Non è tanto, ma mi sazia e mi rallegra, anche. Sono tutte cose di dimensioni ridotte, che entrano comodamente in borsa, di vari colori e consistenze.
Allora è cambiato anche il mio modo di fare la spesa. Passo metà del tempo impiegato a comprare provviste solo al banco dei latticini. Scelgo sempre le cose più sceme e idiote create esclusivamente per i bambini, tipo le compostine plasmon o il budino mou mou solo per sentirmi dire “mettilo giù” da chi mi accompagna e riderci un po’.
Beh ovviamente anche per mangiarle, che a me piacciono questo genere di schifezze.
A pensarci bene non comprerei mai uno yogurt serio, tipo Activia. Fosse anche solo perché li pubblicizza cosina, lì.

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Ho cambiato vestito, quassù. Quella nella foto sono io. Quello dietro la macchina fotografica è il mio ragazzo piacione (indovina chi?), che però stavolta ringrazio di cuore.
Ma solo stavolta èh.

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La signorina S. mi somiglia molto. Per prima cosa, anche lei scrive febbrilmente da quando era bambina, per il semplice fatto che per comprendere le cose, qualsiasi genere di cose, deve metterle per iscritto. Deve vederle come presenze concrete, ferme, segnate in nero su un pezzo di carta. La signorina S. redige pagine su pagine per ore ogni giorno, ma non conclude mai niente. Ha un romanzo nascosto da qualche parte dentro la sua testa, però qualcosa le impedisce di tirarlo fuori. La signorina S. non si cura molto, ha i capelli corti spettinati, non le importa di apparire femminile. Ha un solo amico che disturba a suo piacimento, in orari più o meno improbabili. Porta i calzini spaiati, e gli occhiali. E’ una ragazzina poco ragionevole e men che mai oculata, fin qui niente da controbattere. Direi che ci siamo. La signorina S. è molto simile a me, che sono la signorina M., un caso tra i tanti in cui il lettore si riconosce con uno dei protagonisti del libro che sta leggendo. Nulla di nuovo.

Allora, io non sono molto brava con il self-control e i ragionamenti concreti, è cosa risaputa. Per arrivare a non ululare come una belva inferocita o piangere fiumi di lacrime anche per cose che (magari agli altri, non a me) sembrano insignificanti, devo – come spiegato poco sopra – scrivere, o contare in giapponese fino a millecinquecento. D’ora in avanti userò un altro metodo per alleviare le mie pene comportamentali: delegherò i miei problemi alla signorina S.. Lei, che è simile a me ma è un po’ meglio di me, saprà certamente cosa farsene. Vorrei cominciare subito a metterla all’opera.

Problema n. 1
Signorina S., il mondo è pieno di signorine C., ne sarà sicuramente al corrente. Le signorine C. sono ragazze silenziose, che tramano nell’ombra contro qualcosa o qualcuno per i loro meschini tornaconti, senza aver molta cura  del fatto che le signorine M. hanno dei sentimenti e non sono molto capaci di sostenere le situazioni che loro propongono. Le signorine C. fanno delle cose cattivissime, come ad esempio cercare di sedurre il ragazzo delle signorine M., agendo tramite subdole mosse pubbliche per mandare ancor più nel panico le loro avversarie (gliel’ho detto signorina S., le signorine C. sono cattive, delle vere arpie). Ora, signorina S., si dà il caso che io mi trovi in un caso analogo. Una qualunque signorina C. sta infatti attentando alla sicurezza del mio attuale rapporto amoroso, al quale tengo infinitamente, e lo fa ovviamente senza pensare che in tutto questo sono coinvolta anche io, e che magari potrebbe farmi molto male, se già non lo sta facendo. Per varie ragioni che non sto qui a spiegare, il mio attuale compagno e la signorina C. si troveranno ad essere nello stesso posto allo stesso momento, dove io non potrò – a causa di alcuni motivi pratici – essere presente. Signorina S., mi sembra d’impazzire. Ho molta fiducia nella persona che mi sta accanto, ma non sopporto, non sopporto, l’idea della signorina C. che gli si avvicina e fa la bella e sfodera le sue migliori armi di seduzione per sperare di lasciare in lui qualcosa, come ad esempio la voglia di rivederla, o di stare con lei. Signorina S., lei che è come me ma un po’ meglio di me, sono certa che saprebbe aiutarmi. Pensi un po’ al mio caso signorina S.. E’ una cosa brutta vero? Signorina S.? Signorina S.? Ma dov’è andata?

Niente, in realtà sono stupida e volevo solo ridere un po’ sui drammi (ahah) che al momento mi assalgono. Le baruffe amorose mi divertono anche, un po’. Ma soprattutto, quanto sopra non è che uno scherzino.

Però mi sento meglio, sìsì. Grazie Signorina S.

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Mikan.

Cari signori mandarini, avrei voluto dedicarvi un po’ del mio tempo e scrivere qualcosa di bello su di voi, ma al momento non riesco. Tutto ciò che mi viene in mente è il vostro odore che stagna nelle aule della scuola elementare per tutto l’autunno.

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Ma quant’è bello rimanere svegli fino a tarda notte per leggere un libro.
Mi sento un po’ nella fine del mondo, poi: non chiedere mai e ti sarà dato, come fa il protagonista col guardiano.

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Dato che buona parte dei lettori occasionali del blog giunge qui tramite questa colorita chiave di ricerca (che ieri ha raggiunto un picco storico di 54 visite, con le varianti “ingoiare bene”; “ingoiare tutto”;”mandare giù”) mi sembra doveroso offrire un consulto in materia.

Dunque, il segreto è: tenerlo poco in bocca (il liquido). Non ingoiare è poco elegante, perdipiù lascia una sensazione generale di incompletezza che non fa mai troppo piacere. Ingoiare lentamente può risultare disgustoso, e causare spiacevoli effetti collaterali (vedi conati convulsi, vomito). Quindi, la soluzione è attendere pazientemente l’arrivo del tanto atteso liquido e mandare giù in un colpo solo, senza pensarci troppo.

Di quale liquido si parli poi decidetelo voi.

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