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Posts Tagged ‘la fine del mondo e il paese delle meraviglie’

Non mi era mai capitato di piangere a dirotto per la fine di un libro. Mi sento infinitamente triste, ma anche felice, e serena, è strano. Si è aperto qualcosa, si è mosso, ed ha iniziato a gorgogliare. Ho vissuto con lui, ho avuto la sua fame, sentito la sua stanchezza; sono affogata con la sua ombra, nel lago.
Adesso ho solo una gran voglia di dormire.

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Ma quant’è bello rimanere svegli fino a tarda notte per leggere un libro.
Mi sento un po’ nella fine del mondo, poi: non chiedere mai e ti sarà dato, come fa il protagonista col guardiano.

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Cinque giorni nella città grigia e tre nel paese verde, da qualche settimana. Senza sapere effettivamente quale sia la casa, e quale invece il porto di passaggio. Si dipanano i giorni verso i mesi estivi, e i miei capelli ricoprono a ciuffi disordinati il pavimento sotto la sedia. Penso al sorriso di stamattina, dopo aver letto la parola “pingue”. Bella a dirsi, “pingue”, e a immaginarsi. Perché mi viene in mente rosa e simpatica.

Volevano rubargli il teschio a quello, è rimasto col coltello in mano proprio quando l’orologio ha segnato le 9 dando il via alla giornata lavorativa. E’ il tempo che mi obbliga a lasciare i capitoli a metà, e me ne dispiaccio. Vorrei poter nascondere il libro da qualche parte, aprirlo nei momenti di tedio e procedere con la storia, lasciarmi portare avanti – ora da un lato, ora dall’altro.

La zona grigia è quella che preferisco, silenziosa e decadente. Mi riporta ai sogni che faccio, e alle cose che sento. E’ laggiù che raggomitolo rabbia e paura, quando non ho modo di lasciarle andare. Ieri ci ho buttato una pagina scritta tempo fa, è caduta in uno dei canali raggrinziti, dove non scorre più acqua e non galleggia barca alcuna. Proprio in quel momento i due passeggiavano silenziosi poco lontano dalla sponda, ammirando con occhi consapevoli le fabbriche abbandonate. Io che mi nascondevo nel foglio stracciato, li ho visti camminare verso l’angolo della strada, dove cominciano i caseggiati operai. Ho pensato a quello che si sarebbero detti, una volta che il loro tempo si fosse concluso. Alla notte che scivolava lenta nel cielo e alle luci che si accendevano oltre le finestre. Qualcuno deve avermi raccontato del velluto della notte, anni fa. Una signora con un lungo vestito, così la descriveva, che passando, posava leggero il suo manto scuro sui nostri tetti.

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